Social network, non è tutto oro quel che luccica

Social network, non è tutto oro quel che luccica

Se siete sufficientemente anziani come chi scrive, avrete trascorso una parte della vita senza social network. Com’era la vostra esistenza prima dell’avvento di Facebook e Instagram? L’impatto di questi servizi di condivisione e contatto non può essere ormai disconosciuto, sia per la mole di traffico web, sia per il fenomeno culturale in sé, che ormai è entrato di diritto nelle aule accademiche.

I social network hanno tanti lati positivi: aiutano a ritrovare gli amici perduti, creano nuove relazioni, danno modo alle aziende di farsi pubblicità, c’è chi indirettamente ci trova un lavoro, ci aiutano a sentirci meno soli, a dare corpo alle nostre opinioni, a creare persino dei movimenti politici. Ma come si suol dire, non è tutto oro quello che luccica.

Uno degli effetti molto negativi di siti come Facebook e Instagram è il fatto che sono costruiti per solleticare la nostra vanità. Potente droga che rilascia ormoni simili agli effetti delle droghe, la vanità può far male. Una volta che iniziamo a sentirci apprezzati non ne possiamo più fare a meno. Inoltre il livello di dipendenza è tale che può risultare compromettente per la nostra carriera lavorativa. Ci sono persone che non possono fare a meno di Facebook, perché lo stesso Facebook è organizzato in modo da tenere occupate, dentro il suo sito o l’applicazione, le persone. Vengono meno anche i rapporti personali e questo social network negli ultimi anni è considerato la prima causa di separazione tra le coppie sposate.

Allo stesso modo i social network dovrebbero essere tenuti alla larga dai bambini: il motivo è che le informazioni immesse spesso violano i più naturali principi della privacy. Anche se aziende come Instagram, Google o Facebook fanno il massimo per assicurarsi che l’utente sia conscio del fatto di fornire informazioni sensibili, un eccesso di sicurezza non è mai troppo tardi. Mai lasciare dei minori davanti al computer, lo sappiamo, ma soprattutto mai fornire indicazioni troppo personali su dio sé e la propria famiglia.

L’eccesso di informazioni personali potrebbe essere utile per qualsiasi malintenzionato. È chiaro che per i concetti espressi nel primo paragrafo a chiunque piaccia essere riconosciuto, avere un po’ di fama. Non sono poche le donne che si spogliano su questi social per cercare una carriera in TV (il vero sogno di chi cerca di diventare famoso), ma il fatto che questa sovraesposizione può essere dannosa, può portare anche a una pubblicità sgradita, perché sostanzialmente la gente non fa altro che fotografarsi. Tanto è vero questo, che ormai gli smartphone sono tarati non per la qualità delle chiamate, ma per quella della fotocamera (ormai doppia e di qualità paragonabile a una macchina digitale compatta), impermeabili per farsi le foto anche al mare (o sotto la doccia).

I social network infine trasmettono un’idea di volatilità dei rapporti basata su scambi di opinioni, foto e commenti su piattaforme digitali. Non c’è più nulla di personale: i pensieri sono dei byte conservati in un datacenter sul quale non abbiamo accesso.