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60° ANNIVERSARIO DELLA DICHIARAZIONE DEI DIRITTI DELL'UOMO
Medu intervista Philippe Texier (Presidente del Comitato delle Nazioni Unite per i diritti economici, sociali e culturali)
MEDU: 60 anni fa, e più precisamente il 10 dicembre 1948, veniva firmata dai membri dell’ONU, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, base di molte delle conquiste civili della seconda metà del XX secolo. La dichiarazione è un codice etico di importanza storica fondamentale, poiché sancisce universalmente, in ogni epoca storica e in ogni parte del mondo, i diritti che spettano all'essere umano. Oggi, a 60 anni di distanza, quali sono stati, a suo parere, i progressi e le conquiste nel campo dei diritti umani e quali invece le battute d’ arresto?
PHILIPPE TEXIER: La dichiarazione universale è, in pratica, sia un codice etico che politico. Come indica il nome, essa riguarda tutti gli stati membri dell'ONU. Bisogna però rilevare che una mera dichiarazione ha poco valore senza uno strumento vincolante che ne garantisca l'applicazione concreta. Per questo vari trattati e convenzioni sono stati firmati fin dal 1948: nel 1966, sono stati adottati il patto sui diritti civili e politici ed il patto sui diritti economici, sociali e culturali; inoltre in seguito ci sono state importanti convenzioni sul tema dei diritti dei minori, delle donne, sulla proibizione di qualunque forma di discriminazione, tortura, sequestri forzati, oltre all’affermazione dei diritti dei lavoratori stranieri, dei rifugiati, ecc…
Parallelamente, la comunità internazionale ha adottato vari protocolli che permettono al singolo individuo di appellarsi direttamente ad Organismi Internazionali, in caso di violazione di un loro diritto fondamentale e, il prossimo 10 dicembre, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite adotterà un protocollo opzionale al PIDESC (Patto Internazionale per i Diritti economici, sociali e culturali).
Le normative sul tema si stanno sviluppando e di pari passo anche il monitoraggio delle violazioni, ma purtroppo queste, su grande scala, continuano a perpetrarsi nonostante la presenza di una Corte Penale Internazionale, sicuramente imperfetta però necessaria. Risulta, quindi, imprescindibile a livello universale, la presenza di un Tribunale dei Diritti Umani che abbia un effettivo potere coercitivo.
MEDU: L’articolo 25 comma 1 della Dichiarazione recita “Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia[...]”.
Il diritto alla salute rappresenta, quindi, uno dei diritti fondamentali della persona che deve essere salvaguardato anche attraverso l’azione dei pubblici poteri. A livello globale stiamo invece assistendo ad una progressiva tendenza alla privatizzazione dei servizi, inclusa l’assistenza sanitaria. Non le sembra che trasformare i servizi di salute in un bene come un altro, che si acquista sul mercato, sia in contraddizione con la definizione della salute come diritto universale?
PHILIPPE TEXIER: In un mondo ideale, i diritti fondamentali ,che garantiscono la dignità della vita di un essere umano, dovrebbero essere dichiarati bene pubblico e uscire quindi dai circuiti commerciali: l'acqua, la salute, l'educazione, la cultura non sono mercanzie e non possono essere considerate tali. Purtroppo, la tendenza attuale è la privatizzazione di molti servizi essenziali, con conseguente peggioramento della qualità del servizio pubblico e soprattutto con maggiori difficoltà di accesso da parte dei più poveri. Esiste una contraddizione permanente tra la legge del mercato, i trattati commerciali e i diritti umani. Le difficoltà dei paesi poveri nel reperire medicine generiche è un buon esempio di questa contraddizione tra il diritto alla salute e la protezione dei brevetti dei farmaci.
MEDU: Si parla molto di giustiziabilità dei diritti economici, sociali e culturali. Che strumenti hanno, in questo momento a disposizione, la Comunità Internazionale e le Nazioni Unite per far sì che gli Stati rispettino questi diritti ed in particolar modo, il diritto alla salute? Quali nuovi strumenti è realistico pensare, possano essere adottati a breve?
PHILIPPE TEXIER: Menzionavo nella prima risposta la futura adozione in seno all'Assemblea Generale ONU del protocollo opzionale al PIDESC. Questo protocollo potrebbe essere uno strumento utile perché permetterà ai singoli individui di rivolgersi al comitato del DESC, che a sua volta potrà investigare sulle denunce dei singoli, informare altri organi nazionali o internazionali, visitare il paese interessato, raccomandare soluzioni, ecc... D'altra parte però, ora, le giurisdizioni nazionali di molti paesi difendono i diritti economici, sociali e culturali, recepiscono nel loro ordinamento interno le denunce e condannano le violazioni, tanto nel Sud (Colombia, India, Sudafrica, tra le tante) come nel Nord. A livello regionale, in Europa, con la Carta Sociale, in America con il protocollo di San Salvador, esistono strumenti di una certa efficacia, mancano però ancora, i meccanismi per assicurare una reale protezione per tutti.
MEDU: 15 milioni di persone muoiono ogni anno a causa di malattie infettive. Il 97% dei decessi si verifica nei paesi in via di sviluppo, la maggior parte di queste morti sono evitabili. Nei PVS e nei paesi dell'Europa orientale vi sono approssimativamente due miliardi di persone senza accesso ad adeguati servizi di salute. Per lei che senso ha parlare di diritto alla salute nei paesi in via di sviluppo? Da più parti viene sottolineato come ci sia bisogno di più risorse da destinare alla salute globale da parte del Nord del mondo, anche in vista del raggiungimento degli Obiettivi del Millennio.
PHILIPPE TEXIER: E' accertato che la disuguaglianza tra i paesi “ricchi”, vale a dire quelli del Nord, e quelli “poveri”, in particolare nel continente africano, sia mostruosa. E' in questa frattura che si possono individuare i limiti dei diritti umani di fronte agli interessi economici o commerciali dei paesi più forti.
Come influire sugli Stati del Sud affinché ridistribuiscano i fondi pubblici per la protezione dei propri cittadini, per la loro salute, la loro educazione, per lottare contro la corruzione? Come obbligare i paesi del Nord a destinare una parte significativa dei loro aiuti ai diritti fondamentali e non alla vendita di armi, allo sfruttamento delle risorse naturali dei paesi “beneficiari”, o alla corruzione delle loro elites per assicurarsi il mercato? Come stabilire nuove politiche in seno al FMI, alla Banca Mondiale o al WTO per lottare permanentemente per i diritti e contro la povertà? I diritti umani non valgono molto di fronte agli interessi economici o finanziari e per questo le istituzioni di difesa dei diritti umani possono fare ben poco se manca la collaborazione delle Istituzioni Finanziarie.
MEDU: La popolazione migrante in Europa, ed in particolare coloro che si trovano in condizioni d’irregolarità, rappresenta un gruppo molto vulnerabile per quanto riguarda diversi diritti fondamentali. Come viene garantito il diritto alla salute per queste persone nei vari Paesi europei?
PHILIPPE TEXIER: Gli immigrati in Europa rappresentano, senza dubbio, un gruppo vulnerabile. In molti paesi, l'accesso ai servizi sanitari essenziali, vale a dire agli ospedali, è tuttavia permesso a chiunque si trovi nel territorio, sia che la persona sia un immigrato regolare o meno. Questa situazione tende, però, a degradarsi progressivamente. Infatti l'Unione Europea chiude le sue frontiere esterne all'immigrazione. La conseguenza è un aumento progressivo dell'immigrazione illegale, con difficoltà ogni giorno più grandi per l'accesso alla salute da parte degli immigrati. Si dovrebbe esigere, da tutti i paesi europei, la garanzia universale di accesso alla salute primaria, per tutte le persone che si trovino nel territorio. Sarebbe il minimo per paesi che hanno ratificato il PIDESC, che si sono impegnati così a rispettare e a far rispettare il diritto alla salute.
MEDU: Pochi mesi fa, in Italia, c’è stata una richiesta di emendamento all’art.35 del Testo Unico sull’Immigrazione Dlgs 286/98, presentato dalla Lega Nord. La richiesta mirava all’eliminazione della norma che garantisce l’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno, senza che questo comporti alcun tipo di segnalazione all’autorità. Non pensa che atti politici di questo tipo minaccino la garanzia del diritto alla salute sia per i singoli sia per l’intera comunità?
PHILIPPE TEXIER: L'eventuale emendamento dell'articolo 35 del Testo Unico non soltanto, minaccerebbe il diritto alla salute per gli individui e per la comunità stessa, ma violerebbe chiaramente il PIDESC, ratificato dall'Italia. Sarebbe evidentemente una discriminazione e si può sostenere che qualunque potestà giudiziale, nazionale o internazionale, la considererebbe tale.
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