editoriale  STRISCIA DI GAZA: IMPATTO DELL’EMBARGO INTERNAZIONALE SULLA SALUTE DELLA POPOLAZIONE

nel mondo COLOMBIA: LE COMUNITA’ SFOLLATE LOTTANO PER LA SALUTE

nel mondo SALUTE E TRASFORMAZIONE NELLE COMUNITA’ KICHWA

DELL’ ECUADOR

per saperne di più

per donare  - CALENDARIO 2007!

 

Per cancellarsi dalla lista d’indirizzi che ricevono questo bollettino elettronico è sufficiente inviare un'e-mail a: posta@mdmcentrosud.org   con la richiesta CANCELLAMI.

 






Dal mese di febbraio, i Territori Palestinesi Occupati soffrono le conseguenze dell’embargo economico decretato dai principali paesi occidentali a seguito della vittoria del partito di Hamas alle elezioni parlamentari del 25 gennaio 2006.  La sospensione degli aiuti internazionali rappresenta una difficoltà ulteriore per la popolazione civile palestinese, la quale ha visto le sue condizioni di vita deteriorarsi in maniera costante a partire dall’anno 2000. 
Oltre a ciò, l’operazione “Pioggia d’estate” lanciata dall’esercito israeliano il 28 giugno 2006 in reazione al sequestro di un soldato israeliano da parte di militanti palestinesi, è stata un ulteriore fattore desta
bilizzante nella zona, che può contribuire ad una devastante crisi umanitaria nei  Territori Occupati. 

Attualmente, il 70% della popolazione palestinese vive sotto della soglia di povertà, il tasso di disoccupazione rilevato nella Striscia di Gaza arriva al 40% e le condizioni di accesso agli alimenti e all’acqua potabile sono più difficili rispetto al periodo precedente l’anno 2000.  La distruzione delle infrastrutture e delle grandi vie di comunicazione durante l’operazione “Pioggia d’estate” ha ulteriormente ridotto, ed in maniera sensibile, la fornitura di elettricità, acqua potabile e combustibile.  Per queste ragioni, al di là delle ripercussioni immediate che può avere sulla salute fisica e mentale della popolazione, l’ultima incursione militare di Israele nella Striscia di Gaza potrebbe portare conseguenze a lungo termine e rendere ancora più fragile un sistema già di per sé instabile.
In qualità di associazione di solidarietà internazionale, Medici del Mondo si è mobilitata fin dal 1990 per migliorare le condizioni di vita della popolazione civile palestinese, in particolare dal punto di vista dell’accesso all’igiene, ai farmaci ed alle cure sanitarie. 

Nel rapporto “Striscia di Gaza: impatto dell’embargo internazionale e degli attacchi dell’esercito israeliano sullo stato di salute della popolazione palestinese”, MdM ha cercato di valutare le condizioni dell’accesso al sistema sanitario della popolazione di Gaza così come le difficoltà a cui va incontro il personale sanitario a partire dall’inizio dell’anno 2006. 
L’analisi è stata realizzata in base ai dati raccolti sul terreno per mezzo di due inchieste coordinate da MdM e condotte dai suoi operatori presenti stabilmente a Gaza.  Queste inchieste sono state realizzate sia precedentemente che nel corso dell’operazione “Pioggia d’estate”.   Vi hanno partecipato 1.487 persone che sono state visitate  15 centri di salute rappresentativi dell’insieme del sistema sanitario e collocati su tutta la Striscia di Gaza (nord, centro e sud).  Le inchieste si suddividono in tre parti: condizioni di vita (attività professionale, condizioni abitative e accesso all’alimentazione e all’acqua), condizioni di accesso ai servizi sanitari (accessibilità delle strutture di salute e dei farmaci e accessibilità ai posti di lavoro per il personale sanitario), salute mentale. 
I risultati delle inchieste hanno evidenziato:

a) Accesso alla salute

All’inizio di giugno, il 23% dei pazienti attendevano più di una settimana per ricevere una visita dal momento della comparsa dei sintomi del malessere, il che era indice di una difficoltà complessiva di  accesso alle strutture sanitarie. A seguito dell’incursione militare, il tempo necessario per accedere ai centri di salute si è moltiplicato per quattro.

b) Condizioni generali di salute

Nel maggio del 2006 le nascite premature negli ospedali sono aumentate del 60%.  Il 52,6% dei pazienti visitati soffriva di patologie croniche, il 93% di loro poteva seguire un trattamento. I problemi psicologici stavano aumentando soprattutto tra i bambini. Dal giugno del 2006, l’84,7% dei pazienti intervistati aveva affrontato una circostanza traumatica nei giorni precedenti la visita. 

c) Condizioni lavorative

Il 35% degli intervistati è disoccupato o non può contare su entrate fisse. Tra le persone che hanno dichiarato di esercitare una qualche attività professionale, il 30% è occupato in maniera non regolare.

d) Accesso all’acqua

Prima dell’operazione “Pioggia d’estate”, il 70% della popolazione aveva accesso all’acqua potabile.  La percentuale scese al 32,5% al momento dell’incursione militare. La fornitura di acqua alle strutture sanitarie risulta attualmente insufficiente e soffre di continue interruzioni.

e) Accesso all’elettricità

Nel primo giorno dell’operazione militare la distruzione della centrale elettrica di Nuseirat, che rifornisce il territorio di Gaza, ha privato dell’elettricità gli ospedali per un lungo periodo.

 

L’analisi risultante dai dati ottenuti dalle inchieste verrà trasmesso ai membri del Quartetto (USA, Ue, Russia e ONU) e nello specifico alla Commissione Europea. In tal modo, speriamo che vengano prese in considerazione le conseguenze sulla salute della popolazione palestinese in relazione all’applicazione dell’embargo economico sui territori Occupati.

Sfinita fisicamente e psicologicamente, la popolazione di Gaza deve ricevere l’appoggio della comunità internazionale, nel quadro del Diritto Internazionale Umanitario.

Per queste ragioni, MdM  chiede alle autorità israeliane:

In relazione all’acceso ai servizi sanitari:

         la fine immediata degli attacchi indiscriminati alle infrastrutture civili e alla popolazione, in violazione del Diritto Internazionale Umanitario;

         la fine immediata delle incursioni e delle occupazioni delle città palestinesi, in violazione del Diritto Internazionale Umanitario;

         la garanzia di protezione e neutralità per tutte le strutture sanitarie (ambulanze, dispensari, ospedali) e per il  loro personale, nel più rigoroso rispetto della missione medica;

         la garanzia di un libero accesso del personale sanitario ai feriti e alle strutture sanitarie.

In relazione alla situazione economica:

         la liberazione dei Territori Occupati dalla pressione economica imposta attraverso la privazione dei diritti doganali e fiscali;

         la riapertura dei punti di passaggio di Karni, Erez e Rafah, che permettono l’approvvigionamento di farmaci e di prodotti basici così come l’accesso ai servizi sanitari per i pazienti che si trovino nel territorio israeliano o all’estero, nel rispetto dell’Agreement on Mouvement and Access firmato nel novembre del 2005.

MdM chiede alle autorità palestinesi, al Governo palestinese e  ai gruppi militanti di:

         prendere tutte le misure necessarie per porre fine agli attacchi alla popolazione civile israeliana;

         proibire la presenza di attori armati all’interno delle strutture sanitarie (ambulanze, dispensari, ospedali) e garantire la protezione del loro personale, nel più rigoroso rispetto della missione medica;

         rispettare e garantire la libera circolazione degli attori umanitari internazionali nel compimento delle loro attività.  

MdM chiede ai membri del Quartetto di:

         riattivare i negoziati per un piano di pace che porti alla creazione di uno Stato palestinese indipendente, democratico e stabile, che conviva in pace ed in situazione di sicurezza a fianco di Israele e degli altri paesi limitrofi;

         in attesa di questo obiettivo, ristabilire e rispettare l’impegno a fornire aiuto umanitario a favore della popolazione palestinese;

         Garantire che l’appoggio fornito alla popolazione palestinese non dipenda da considerazioni di tipo politico. 


MdM chiede agli stati terzi di:

         rispettare e far rispettare il Diritto Internazionale Umanitario in accordo con l’articolo 1 comune alle quattro Convenzioni di Ginevra.

 

 

 


 


Si stima che la Colombia sia il secondo paese al mondo con maggior numero di sfollati dopo il Sudan. Tre milioni di persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case, le comunità in cui vivevano, per sfuggire alla violenza provocata da quarant’anni di  conflitto che oppone l’esercito nazionale, le formazioni paramilitari e i gruppi guerriglieri. Per lo meno 35.000 persone hanno perso la vita negli ultimi quindici anni di scontri armati.

Comunque lo si voglia definire, il conflitto in Colombia occuperebbe certamente uno dei  primi posti in un’ipotetica classifica delle crisi dimenticate dal mondo occidentale.

Le popolazioni indigene, afro-colombiane ed in generale le comunità contadine sono tra i gruppi più colpiti dallo sfollamento e dalla violenza provocata dagli scontri tra i differenti  gruppi armati che hanno come teatro le foreste ed i vasti territori rurali del paese. La popolazione civile che si trova a vivere nelle zone di conflitto si trova inoltre sotto la costante minaccia delle mine antiuomo. La Colombia detiene infatti il macabro primato delle vittime causate da questi ordigni  insieme all’Afghanistan e alla Cambogia.

La popolazione rurale della regione dell’Urabà, situata in prossimità del confine con Panamà all’estremo nord-occidentale del paese, è stata una delle più colpite dalle violenze, dalle morti, dalle sparizioni forzate e dagli sfollamenti provocati dal conflitto negli ultimi dieci anni. Le comunità afro-colombiane ed indigene insediate nelle conche in prossimità della foce del fiume Atrato si trovano inoltre ad affrontare una minaccia diretta all’integrità dei territori che popolano da secoli e ai loro tradizionali modi di vita. Sebbene la diversità culturale e la protezione dei gruppi etnici siano stati riconosciuti come principi fondamentali dello stato - anche attraverso la garanzia dei diritti territoriali - grandi settori imprenditoriali hanno intrapreso nelle terre ancestrali di queste comunità  vari megaprogetti riguardanti la costruzione di infrastrutture, l’allevamento estensivo, lo sfruttamento di risorse naturali e la monocoltura della palma africana.

Medici del Mondo ha avviato da un anno alcune azioni di solidarietà in favore di comunità vittime di sfollamento ubicate nella conca del fiume Cacarica, affluente dell’Atrato, e nella zona rurale di San Josè Apartadò (Urabà antioqueño). I programmi sostenuti da MdM sono  gestiti direttamente dalle comunità in collaborazione con alcune ONG locali ed hanno l’obbiettivo di garantire un livello minimo di assistenza sanitaria nonché i servizi igienici fondamentali e l’approvvigionamento di acqua potabile.

E’ una drammatica evidenza che i profughi e le persone costrette a spostarsi all’interno di un paese sono spesso esposti ad un alto rischio di mortalità, soprattutto, ma non solo, nel periodo immediatamente successivo allo spostamento. Come sempre la morte per malnutrizione, diarrea, malaria e altre malattie infettive colpisce i gruppi più deboli ed in particolare i bambini con meno di 5 anni.

Le comunità afro-colombiane della conca del Cacarica vivono una situazione particolarmente precaria dovuta alla grave penuria di acqua potabile durante il periodo secco, all’isolamento e alla distanza dei centri di salute oltrechè alle difficoltà di spostamento della popolazione a causa  dei problemi di sicurezza. E’ chiaro che in una tale situazione diventa, ad esempio,  problematico conseguire anche i farmaci più banali.

Nella zona rurale di Apartadò la diffusa presenza della malaria è un serio problema collettivo di salute aggravato inoltre  dal conflitto che ha seriamente compromesso l’efficienza dei servizi sanitari e dei programmi di controllo delle malattie prevalenti. Lo sfollamento ha inoltre obbligato la popolazione a vivere in condizioni igenico-sanitarie molto precarie.

I programmi prioritari che le comunità hanno posto in marcia hanno riguardato quindi la formazione di promotori di salute che potessero essere utili nel prevenire e curare le malattie infettive più diffuse; persone volontarie -spesso giovani donne - motivate da un forte impegno nei confronti della loro comunità. Si è provveduto inoltre a dotare le abitazioni di cisterne per la raccolta e la clorazione dell’acqua piovana e si sta pianificando la realizzazione di servizi igienici e fognature adeguate nonché di farmacie comunitarie dotate delle medicine essenziali.

Quando si incontra la gente delle comunità colpisce più di ogni altra cosa la determinazione e la dignità con cui si manifesta la volontà –nonostante tutta la violenza subita-  di ritornare e continuare a vivere nella propria terra. La partecipazione e l’efficacia dei progetti che si stanno realizzando ne sono una concreta dimostrazione.





MdM arriva in Ecuador nell'anno 1999, con l'obiettivo di appoggiare le comunità contadine indigene dell’area di Tarqui (Municipio di Cuenca), situate  nella cordigliera andina. Le comunità erano accomunate da un alto indice di emarginazione e dal non poter disporre dei più essenziali servizi sanitari: assenza di assistenza di primo livello, assenza totale di assistenza per i gruppi vulnerabili cioè bambini, anziani e donne in stato di gravidanza, alta prevalenza di malattie trasmissibili e di denutrizione cronica nei bambini, scarsa dotazione di acqua potabile, indebolimento delle organizzazioni comunitarie.

Partendo proprio da proposte alternative in tema di salute è stato così avviato un processo partecipativo  di trasformazione teso a favorire lo sviluppo socio-economico e sanitario delle comunità e, al contempo, a preservare  l’identità e la cultura autoctona. L’idea del progetto si basava sul principio che persone della comunità si prendessero carico di azioni di promozione della salute ben definite (organizzazione e proposta di momenti di incontro, distribuzione di alimenti ad alto potere nutritivo per i bambini e le donne in stato di gravidanza, misurazione del peso e dell’altezza dei bambini, coordinazione di campagne di deparassitazione intestinale, riunioni con le madri di famiglia, assistenza e visite, ecc...).  In totale hanno così concluso la formazione in primo soccorso 11 promotori di salute comunitari appartenenti a 6 comunità.  Parallelamente, si è proceduto anche alla strutturazione di luoghi di assistenza con la creazione di posti di salute comunitari in ciascun villaggio. 

Le comunità, insieme a Medici del Mondo, hanno cominciato quindi a guardare al futuro, ritenendo necessario assicurare la sostenibilità del progetto una volta terminato l’intervento diretto di MdM alla fine del 2006.  Si è costituita così la Fondazione di Salute Comunitaria “Jambi Runa” (“uomo della salute” in lingua kichwa), i cui soci e dirigenti appartengono alle stesse comunità, e che pone al cuore delle sue attività la salute, lo sviluppo e l’identità. 

Durante il progetto , Medici del Mondo e la Fondazione Jambi Runa hanno realizzato interventi assolutamente prioritari che la popolazione locale attendeva da molto tempo come, ad esempio, il sistema di acqua potabile per le comunità  di  San Francisco, Chilcachapar e  Chilcatotoras.  Questo progetto è attualmente in fase di ampliamento grazie all’aiuto del Consiglio Provinciale dell’Azuay, che provvederà all’installazione di punti di distribuzione domiciliari.   

Con l’obiettivo di creare lavoro e risorse economiche, e  basandosi sulle proposte dei membri delle stesse comunità,  è stato avviato nel 2001 anche un progetto di turismo rurale comunitario denominato “Kushi Waira” ("Vento di fortuna"), che oltre a generare introiti per le famiglie coinvolte provvederà alla sostenibilità a lungo termine del programma di salute mediante la devoluzione del 20% degli utili per  fini sociali.  In questo senso è stato avviato un processo di sviluppo e di economia solidale che ha generato benefici per i membri della comunità coinvolti, capaci oggi  di condurre l'attività turistica in piena autonomia. Per ogni turista che partecipa ai suoi programmi, Kushi Waira devolve due dollari per l'acquisto di integratori alimentari in beneficio dei bambini e degli anziani della comunità. Nel 2006 il progetto turistico  ha inoltre  ricevuto il secondo premio nazionale dalla Federación de Turismo Comunitario (FEPTCE).

Un altro esempio di economia solidale è il caseificio “Nukanchik Kawsay” ("Nostra vita") - attivo dal maggio del 2002 con sedici soci - che produce  formaggio andino, mozzarella e formaggio fresco, lavorati con la tecnica del Salinerito di Guaranda. Il caseificio da impiego a cinque membri delle comunità.

Il ristorante e centro culturale Mama Kinua (la kinua è un grano andino ad alto potere nutritivo) , situato nella città di Cuenca  è il luogo in cui vengono promossi i diversi progetti e tra le sue specificità vi è l'offerta di pasti con prodotti andini. L'obiettivo, poi, è sempre quello  di devolvere parte degli utili al programma di salute comunitario.

Negli ultimi anni la Fondazione Jambi Runa ha stipulato degli accordi con il Municipio di Cuenca e la Junta Parroquial di Tarqui per il proseguimento delle azioni nell'ambito della salute e degli stessi progetti produttivi.

Con la partenza di MdM, l'anno 2007 obbligherà a ripensare nuove soluzioni, impegnando i soci fondatori a mantenersi in piedi e lottare per la salute, l'identità e lo sviluppo. 


Petronio Gavilanez, coordinatore di MdM in Ecuador

 

 




Da più di vent’anni il movimento internazionale di Medici del Mondo – nato in Francia nel 1980 - cerca di essere presente, con l’azione e la testimonianza, laddove il diritto alla salute ed i più elementari diritti umani vengono negati. Medici del Mondo si propone di curare le popolazioni più vulnerabili, nelle situazioni di crisi, nel proprio paese e nel mondo (vittime di disastri naturali, di epidemie, della fame e dell’ ingiustizia sociale, vittime di conflitti armati, della violenza politica, rifugiati, minoranze, bambini di strada e tutti coloro che sono esclusi dall’accesso alle cure).

Medici del Mondo rivela i rischi di crisi e le minacce alla salute; denuncia con un’azione di testimonianza le violazioni dei diritti umani e in particolare l’esclusione dal diritto alla salute; sviluppa nuovi approcci e nuove pratiche di salute pubblica nel mondo, fondati sul rispetto della dignità umana; milita per istituire i valori di una medicina umanitaria.


Oggi la rete internazionale di Medici del Mondo è composta da 12 delegazioni nazionali (tra cui Medici del Mondo  Italia, nato nel 1994), 7000 membri, 1200 volontari in missione, 297 progetti in 88 paesi.


L’azione di Medici del Mondo si basa sulla militanza della società civile,  sull’impegno volontario di medici ed altri operatori professionali della salute, così come di cittadini e professionisti di altre discipline.

 

www.mdm-international.org    www.mdmcentrosud.org     posta@mdmcentrosud.org  

 

Il Vostro indirizzo di Posta Elettronica è inserito nella nostra Mailing List allo scopo di informarVi su attività ed eventi organizzati da medici del Mondo Sezione Centrosud. Tutti i destinatari della mail sono in copia nascosta. Gli indirizzi ai quali mandiamo la comunicazione sono selezionati e verificati, ma può accadere che il messaggio pervenga anche a persone non interessate. Potete perciò opporVi, ai sensi dell'Art. 7 della Legge n°196 del 30/06/2003, in tutto o in parte al trattamento di dati personali che Vi riguardano, inviando un semplice messaggio all'indirizzo posta@mdmcentrosud.org

 

 







Le donazioni possono essere trasmesse a:


Medici del Mondo – Sezione Centrosud
onlus

Banca Popolare Etica  CIN  F – ABI 5018 – CAB 3200 – c/c n. 113024


oppure a:


c/c postale 12182317 intestato a Banca Popolare Etica – Roma  con causale Medici del Mondo c/c n. 113024

 

Medici del Mondo è una ONLUS, puoi quindi avvalerti della agevolazioni fiscali previste per le donazioni in favore delle ONLUS. Le persone fisiche possono detrarre dall’imposta lorda il 19% dell’importo donato a favore delle ONLUS fino ad un massimo di 2065,83 euro (art. 13 bis, comma 1 lettera i-bis del D.p.r. 917/86). Le imprese possono dedurre le donazioni a favore delle ONLUS per un importo non superiore a 2065,83  euro o al 2% del reddito di impresa dichiarato (art. 65, comma 2 lettera c-sexies del D.p.r. 917/86).