Dal mese di febbraio, i Territori Palestinesi
Occupati soffrono le conseguenze dell’embargo economico decretato dai
principali paesi
occidentali a
seguito della vittoria del partito di Hamas alle elezioni parlamentari del 25
gennaio 2006. La sospensione
degli aiuti internazionali rappresenta una difficoltà ulteriore per la
popolazione civile
palestinese, la
quale ha visto le sue condizioni di vita deteriorarsi in maniera costante a partire dall’anno
2000.
Oltre a ciò, l’operazione “Pioggia
d’estate” lanciata dall’esercito israeliano il 28 giugno 2006 in reazione al
sequestro di un soldato israeliano da parte di militanti palestinesi, è stata
un ulteriore fattore destabilizzante nella zona, che
può contribuire ad
una devastante crisi umanitaria nei
Territori Occupati.
Attualmente, il 70% della
popolazione palestinese vive sotto della soglia di povertà, il tasso di
disoccupazione rilevato nella Striscia di Gaza arriva al 40% e le condizioni
di accesso agli alimenti e all’acqua potabile sono più difficili rispetto al
periodo precedente l’anno 2000.
La distruzione delle infrastrutture e delle grandi vie di comunicazione
durante l’operazione “Pioggia d’estate” ha ulteriormente ridotto, ed in
maniera sensibile, la fornitura di elettricità, acqua potabile e
combustibile. Per queste ragioni, al di là delle
ripercussioni immediate che può avere sulla salute fisica e mentale della
popolazione, l’ultima incursione militare di Israele nella Striscia di Gaza
potrebbe portare conseguenze a lungo termine e rendere ancora più fragile un
sistema già di per sé instabile.
In qualità di associazione di
solidarietà internazionale, Medici del Mondo si è mobilitata fin dal
1990 per migliorare le condizioni di vita
della popolazione civile palestinese, in particolare dal punto di vista
dell’accesso all’igiene, ai farmaci ed alle cure sanitarie.
Nel
rapporto “Striscia di Gaza: impatto
dell’embargo internazionale e degli attacchi dell’esercito israeliano sullo
stato di salute della popolazione palestinese”, MdM ha cercato di valutare le
condizioni dell’accesso al sistema sanitario della popolazione di Gaza così
come le difficoltà a cui va incontro il personale sanitario a
partire dall’inizio
dell’anno 2006.
L’analisi è stata realizzata in base
ai dati raccolti sul
terreno per mezzo di due inchieste coordinate da MdM e condotte dai suoi operatori
presenti stabilmente a Gaza.
Queste inchieste sono state realizzate sia precedentemente che nel
corso dell’operazione “Pioggia d’estate”. Vi hanno partecipato 1.487
persone che sono
state visitate 15 centri di salute rappresentativi
dell’insieme del
sistema sanitario e collocati su tutta la Striscia di Gaza (nord,
centro e sud). Le inchieste si
suddividono in tre parti: condizioni
di vita (attività professionale, condizioni abitative e accesso
all’alimentazione e all’acqua), condizioni di accesso ai servizi sanitari (accessibilità delle strutture di
salute e dei farmaci e accessibilità ai posti di lavoro per il personale
sanitario), salute
mentale.
I risultati delle inchieste hanno
evidenziato:
a) Accesso alla
salute
All’inizio di giugno, il 23% dei
pazienti attendevano più di una settimana per ricevere una visita dal momento
della comparsa dei sintomi del malessere, il che era indice di una difficoltà
complessiva di accesso alle
strutture sanitarie. A seguito dell’incursione militare, il tempo necessario
per accedere ai centri di salute si è moltiplicato per quattro.
b) Condizioni generali di
salute
Nel maggio del 2006 le nascite
premature negli ospedali sono aumentate del 60%. Il 52,6% dei pazienti visitati
soffriva di patologie croniche, il 93% di loro poteva seguire un trattamento.
I problemi psicologici stavano aumentando soprattutto tra i bambini. Dal
giugno del 2006, l’84,7% dei pazienti intervistati aveva affrontato una
circostanza traumatica nei giorni precedenti la visita.
c) Condizioni
lavorative
Il 35% degli intervistati è disoccupato
o non può contare su entrate fisse. Tra le
persone che hanno dichiarato di esercitare una qualche attività professionale,
il 30% è occupato in maniera non regolare.
d) Accesso
all’acqua
Prima dell’operazione “Pioggia
d’estate”, il 70% della popolazione aveva accesso all’acqua potabile. La percentuale scese al 32,5% al
momento dell’incursione militare. La fornitura di acqua alle
strutture sanitarie
risulta attualmente insufficiente e soffre di continue interruzioni.
e) Accesso
all’elettricità
Nel primo giorno dell’operazione
militare la distruzione della centrale elettrica di Nuseirat, che rifornisce il territorio di Gaza, ha privato
dell’elettricità gli ospedali per un lungo periodo.
L’analisi risultante dai dati
ottenuti dalle inchieste verrà trasmesso ai membri del Quartetto (USA, Ue, Russia e
ONU) e nello
specifico alla Commissione Europea. In tal modo, speriamo che vengano prese in
considerazione le conseguenze sulla salute della popolazione palestinese in
relazione all’applicazione dell’embargo economico sui territori
Occupati.
Sfinita fisicamente e
psicologicamente, la popolazione di Gaza deve ricevere l’appoggio della
comunità internazionale, nel quadro del Diritto Internazionale
Umanitario.
Per queste ragioni, MdM chiede alle autorità
israeliane:
In relazione all’acceso ai
servizi sanitari:
–
la fine immediata degli attacchi
indiscriminati alle infrastrutture civili e alla popolazione, in violazione
del Diritto Internazionale Umanitario;
–
la fine immediata delle
incursioni e delle occupazioni delle città palestinesi, in violazione del
Diritto Internazionale Umanitario;
–
la garanzia di protezione e
neutralità per tutte le strutture sanitarie (ambulanze, dispensari, ospedali) e
per il loro personale, nel più rigoroso
rispetto della missione medica;
–
la garanzia di un libero accesso
del personale sanitario ai feriti e alle strutture sanitarie.
In relazione
alla situazione economica:
–
la liberazione dei Territori
Occupati dalla pressione economica imposta attraverso la privazione dei
diritti doganali e fiscali;
–
la riapertura dei punti di
passaggio di Karni, Erez e Rafah, che permettono l’approvvigionamento di
farmaci e di prodotti basici così come l’accesso ai servizi sanitari per i
pazienti che si trovino nel territorio israeliano o
all’estero, nel rispetto dell’Agreement on Mouvement and
Access firmato
nel novembre del 2005.
MdM chiede alle autorità
palestinesi,
al Governo
palestinese e
ai gruppi militanti
di:
–
prendere tutte le misure
necessarie per porre fine agli attacchi alla popolazione civile
israeliana;
–
proibire la presenza di attori
armati all’interno delle strutture sanitarie (ambulanze, dispensari, ospedali)
e garantire la protezione del loro personale, nel più rigoroso rispetto della
missione medica;
–
rispettare e garantire la libera
circolazione degli attori umanitari internazionali nel compimento delle loro
attività.
MdM chiede ai membri del
Quartetto
di:
–
riattivare i negoziati per un
piano di pace che porti alla creazione di uno Stato palestinese indipendente,
democratico e stabile, che conviva in pace ed in situazione di sicurezza a
fianco di Israele e degli altri paesi limitrofi;
–
in attesa di questo obiettivo,
ristabilire e rispettare l’impegno a fornire aiuto
umanitario a favore della popolazione palestinese;
–
Garantire che l’appoggio fornito
alla popolazione palestinese non dipenda da considerazioni di tipo
politico.
MdM chiede agli stati terzi
di:
–
rispettare e far rispettare il
Diritto Internazionale Umanitario in accordo con l’articolo 1 comune alle
quattro Convenzioni di Ginevra.