editoriale  LIBANO: LE RADICI DELLA REALTA’  

nel mondo SRI LANKA: LA GUERRA SCONOSCIUTA

in italia NASCE UN’UNITA’ MOBILE ANCHE A FIRENZE                                       

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Durante questa estate abbiamo assistito impotenti allo scatenarsi di una guerra - un’altra ancora - in quella parte di mondo chiamata Medio Oriente, che sembrerebbe condannata ad un eterno scontro. Attraverso i mezzi di comunicazione vedevamo - ci raccontavano - una realtà.

Leggevamo editoriali di esperti e apprendevamo, o ricordavamo, termini terrificanti come “bombe a grappolo”… E molto presto tutti noi cominciavamo ad implicarci in questa realtà, ci faceva male, ci commuoveva ed abbiamo cominciato ad interpretarla.

Medici del Mondo Spagna ha deciso di appoggiare un progetto di emergenza che Medici del Mondo Francia, presente in Libano da molto tempo, aveva avviato fin dall’inizio delle ostilità.

Il progetto ha avuto come obbiettivo principale l’assistenza sanitaria alle vittime nei  quartieri a sud di Beirut come anche nei luoghi di rifugio di altre parti della città e, in seguito, nei martoriati villaggi del Sud libanese.

Grazie alle conversazioni con la gente, con i pazienti, con i colleghi libanesi e stranieri che erano rimasti lì durante tutta la guerra, con i sindaci, con gli infermieri, con i medici dei centri di salute, ho conosciuto una realtà molto complessa e, a volte, invisibile  ai mezzi di comunicazione. Ho visto una realtà che si compone di “realtà personali”, di come ciascuno ha vissuto o percepito la guerra, le ragioni della stessa o chi la abbia effettivamente vinta.

 

Ho visto libanesi stanchi di tante guerre e ho visto persone così innamorate della propria terra da non volerla mai abbandonare.

Ho ascoltato persone anziane che sono rimaste nel Sud durante tutto il tempo del conflitto e i cui racconti mi hanno scossa, precisamente per il fatto di provenire da persone che hanno già vissuto altre guerre e che sicuramente non esagerano quando parlano dell’orrore.

E mi sono chiesta perché non sono loro  i protagonisti nei media, perché nessuno pubblica le loro foto o le loro storie….che, forse, parlano di un altro aspetto della realtà.

Ho sentito l’importanza di stare con le vittime e anche l’importanza di evitare le analisi sommarie, quelle che nessuno di noi  desidererebbe quando si parla del suo dolore. Sicuramente la realtà può essere descritta solo dalle molteplici voci dei protagonisti.

Quando contribuiamo a personalizzare la realtà, quando diamo la parola ai protagonisti, quando facciamo testimonianza, stiamo senza dubbio compiendo una delle nostre missioni più belle: dar voce a coloro che nessuno ascolta, o che nessuno vuole ascoltare.

Teresa Gonzalez, Presidente di MdM Spagna e medico volontario in Libano


 




 


Al principio di agosto, quando l’attenzione dell’opinione pubblica mondiale era monopolizzata dalla crisi libanese, si è riacceso un altro tragico ed interminabile conflitto: la guerra civile in Sri Lanka, un angolo piuttosto dimenticato dal mondo, o perlomeno dai mezzi di informazione italiani.

Circa 64.000 morti ed un milione di sfollati sono il saldo di più di vent’anni di guerra civile tra il governo cingalese e la guerriglia ribelle delle Tigri tamil che lotta per uno stato indipendente nella zona nord-orientale di quest’isola asiatica.

Campi minati ed ordigni esplosivi hanno reso molte aree inabitabili; si calcola oggi che vi siano circa un milione di mine disseminate in tutto il paese. Una delle tragedie piu grandi di questa guerra feroce è il ricorso da parte dei ribelli al reclutamento massivo dei bambini soldato ( secondo alcune fonti circa 3800 recultati dal 2002), ritenuti, a partire dai nove anni, abili alla causa.

Il conflitto affonda le sue radici nelle tensioni etniche tra la maggioranza della popolazione cingalese e buddista e la minoranza tamil, prevalentemente di credo induista, che accusa il governo di discriminarla apertamente. In questo complicato contesto si inserisce un’altra minoranza, quella musulmana, a sua volta discriminata e vittima di violenze.

Le due parti hanno sottoscritto un cessate il fuoco nel 2002 ed hanno avviato una serie di tentativi di dialogo che si sono presto arenati, anche se la tregua ha in qualche modo tenuto sino alla fine del 2005.  Da allora la violenza e gli scontri hanno ripreso ad aumentare, raggiungendo il culmine nei combattimenti di fine luglio-principio di agosto nella provincia orientale di Trincomalee. Un’ equipe di MdM era presente in quella zona dal dicembre del 2004 con un programma sanitario per la popolazione colpita dallo tsunami.

In effetti  la città di Trincomalee, oltre ad essere un porto strategico, rappresenta un luogo chiave nel conflitto etnico; rivendicata dalle Tigri tamil come parte di un futuro stato indipendente del loro popolo, Trincomalee è in effettii uno dei luoghi multietnici per eccellenza dello Sri Lanka essendo popolata in misura pressochè uguale da cingalesi, tamil e musulmani. Quando esplode con maggior violenza la guerra civile, molto spesso la miccia viene accesa in questa città.

Durante la prima settimana di agosto la cittadina di Mutur, poco distante da Trincomalee ed abitata prevalentemente da musulmani, è stato teatro di una violenta battaglia tra l’esercito regolare ed i ribelli delle Tigri tamil. Gli scontri hanno provocato numerosi morti tra la popolazione civile e circa 30.000 sfollati.

Nel corso dei combattimenti, 17 operatori umanitari della ONG francese Action contre la faim (Acf), quasi tutti di etnia tamil, sono stati massacrati mentre si trovano nella sede dell’organizzazione a Mutur. In  realtà si è trattato di un’esecuzione sommaria e brutale;  i corpi – tutti con indosso magliette  recanti ben in evidenza il logo di Acf  - sono stati rinvenuti accostati l’un l’altro faccia al suolo, con colpi di armi da fuoco alla testa.

Quello che si è  rivelato essere uno dei più atroci massacri di sempre contro il personale di un’organizzazione umanitaria rappresenta l’ennesimo episodio paradigmatico della “sporca guerra” in corso nello Sri Lanka; un conflitto dimenticato – o meglio sconosciuto-  che mette costantemente in questione la stessa possibilità di un’azione umanitaria indipendente. La crescente difficoltà di accesso alle popolazioni in pericolo e l’impossibilità di far pervenire gli aiuti più urgenti, lo status opaco di una tregua nominale ma di fatto non vigente che permette una maggiore impunità di tutti i gruppi armati, l’ escalation della violenza nei confronti della popolazione civile, le organizzazioni umanitarie che diventano obbiettivi deliberati della varie fazioni in lotta, la sostanziale indifferenza della politica internazionale per quello che avviene, contribuiscono a fare dello Sri Lanka una zona di crisi umanitaria permanente.

L’esercito cingalese è stato accusato da più parti di essere l’autore del massacro di Mutur ed il governo - il quale nega qualsiasi responsabilità - di ostacolare una trasparente ricostruzione dei fatti. La distratta comunità internazionale  chiede ora allo stesso governo  che garantisca la messa in atto di indagini efficaci ed indipendenti che identifichino i colpevoli e permettano che giustizia sia fatta.

Un pomeriggio di agosto, sulla spiaggia di Trincomalee, si sono dati appuntamento tutti i volontari e gli operatori delle ONG ancora presenti nella zona per ricordare i collleghi massacrati. Anche noi dell’equipe di MdM ci siamo recati a Trinco beach per commemorare quei ragazzi e quelle ragazze che per alcuni erano anche amici o conoscenti. La spiaggia bellissima e deserta da tempo per il timore della presenza di mine, si è popolata di un cerchio formato da circa 200 persone “vegliato” a distanza dalle forze di sicurezza. Tutto intorno un silenzio surreale – i rumori delle bombe si erano placati per qualche ora – e  una certa desolazione, quasi a testimoniare la fragilità e l’isolamento di questa “comunità umanitaria”. Alla fine il grande girotondo si è rotto ed ognuno, secondo la tradizione del luogo, ha gettato un fiore in mare.


Alberto Barbieri, medico volontario in Sri Lanka

 





Firenze è una città in cui tanti sforzi sono sostenuti dall’associazionismo. Difficilmente però le varie associazioni si parlano o si mettono in rete. La collaborazione che da circa un anno è nata fra la cooperativa sociale C.A.T. e MdM prova a far convergere varie competenze ed esperienze in un progetto, il progetto Outsiders, coordinato dalla C.A.T e sovvenzionato dalla Regione Toscana. Outsiders, al suo secondo anno, si propone di contattare il più ampio numero di cittadini e gruppi marginali italiani e stranieri coinvolti nell'uso di sostanze stupefacenti e l'abuso di alcool al fine di realizzare interventi di prevenzione e riduzione del danno e avviare contatti e la presa in carico da parte dei servizi socio-sanitari del territorio. I luoghi del progetto sono la Stazione di S.Maria Novella e Piazza Santo Spirito dove dal lunedì al giovedì è presente una piccola unità mobile nelle vesti di un furgone che, quando apre le sue porte, diventa un accogliente salottino dove è possibile avere un po’ di tè e caffè ed essere accolti dagli operatori della Cooperativa C.A.T. In questo modo si fa conoscenza con coloro che spontaneamente si presentano al furgone e si avvia quella presa in carico che, a partire dalla tazza di tè, porta alle istituzioni e a una riabilitazione sociale e sanitaria. Poco dopo l’inizio del progetto si è resa necessaria la presenza di un medico a bordo e la C.A.T. ha bussato alla porta di Medici del Mondo, la quale ha dato immediatamente la sua disponibilità. La collaborazione è iniziata ad ottobre del 2005 e si è portata avanti una prima fase in cui i medici (presenti alla Stazione il lunedì e il mercoledì) hanno avviato una monitorizzazione per capire quali fossero le reali necessità e quali le possibilità di intervento. Questa prima fase ci ha permesso di ottenere alcune importanti informazioni. Molte persone vivono alla Stazione di Firenze in condizioni di vita molto disagiate, per la maggior parte si tratta di migranti irregolari, ma sono presenti anche senzatetto cittadini italiani e la zona è frequentata anche da diversi ragazzi con problemi di tossicodipendenza. L’intervento medico avrebbe avuto un respiro più ampio e non sarebbe stato rivolto solo alle dipendenze ma sarebbe stato necessariamente esteso ad aspetti medici di base per gli irregolari presenti in Stazione. Tale intervento poteva espletarsi, visti gli spazi (il furgone per ora è un furgone piccolo che non permette di effettuare una visita completa del paziente), solo se si creava una rete con i servizi sanitari presenti nel quartiere. A maggio, terminata la monitorizzazione, si è definito il tipo di intervento e si è avviata una collaborazione continuativa che porterà, nel 2007, alla riscrittura del progetto con un coinvolgimento ufficiale della nostra associazione. MdM ha trovato la disponibilità dei presidi medici più vicini, quali quello di Guardia Medica di Montedomini e il Pronto Soccorso di Santa Maria Nuova  per l’accoglienza dei pazienti che di volta in volta e in base alla gravità dei casi vengono inviati. Per i migranti si è contattato anche il Centro Stenone, che da anni opera a Firenze nell’area sanitaria a sostegno dei migranti irregolari, offrendo un’assistenza medica di base quotidiana e delle competenze specialistiche su appuntamento, il tutto su base volontaria e gratuitamente. Contemporaneamente si cerca di fare informazione sui pazienti per quello che riguarda gli aspetti legislativi in tema di diritto alla salute, cercando di indirizzarli agli uffici più vicini per il rilascio del tesserino STP (che garantisce l’assistenza sanitaria agli stranieri senza permesso di soggiorno) e per una successiva presa in carico presso i medici di medicina generale individuati dall’ASL per l’assistenza agli irregolari.

Da quanto detto fino ad ora si capisce anche che sarà molto importante sfruttare il punto di osservazione per portare avanti un lavoro che si proponga di portare all’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica una realtà scomoda in cui quello sanitario è solo uno degli aspetti drammatici che riguardano la vita delle persone che vivono in Stazione. La nostra esperienza ci ha portato a conoscenza di storie e di esperienze toccanti e che di per sé sono una denuncia nei confronti di un sistema che non permette un’integrazione e che finisce per favorire l’emarginazione. Per molti dei ragazzi che abbiamo incontrato è difficile ottenere un inserimento lavorativo, che quando avviene è necessariamente “al nero” e non prevede nessun diritto e troppi doveri. Per tanti di loro il rimpatrio è impossibile perché nei loro paesi di origine non hanno niente. Quale benessere fisico, psichico e sociale può raggiungere una persona che vive per strada senza possibilità di ottenere un lavoro pulito? Come medici ci occupiamo della Salute, ma la salute va al di là delle nostre possibilità. Con la C.A.T. proviamo a dare una mano e dignità a chi vive in Stazione, sperando che presto le istituzioni possano dare ai migranti irregolari una concreta possibilità. Noi faremo sentire la nostra voce.


Paolo Dirindelli, medico volontario nell’Unità mobile di Firenze


 




Da più di vent’anni il movimento internazionale di Medici del Mondo –nato in Francia nel 1980- cerca di essere presente, con l’azione e la testimonianza, laddove il diritto alla salute ed i più elementari diritti umani vengono negati. Medici del Mondo si propone di curare le popolazioni più vulnerabili, nelle situazioni di crisi, nel proprio paese e nel mondo (vittime di disastri naturali, di epidemie, della fame e dell’ ingiustizia sociale, vittime di conflitti armati, della violenza politica, rifugiati, minoranze, bambini di strada e tutti coloro che sono esclusi dall’accesso alle cure).

Medici del Mondo rivela i rischi di crisi e le minacce alla salute; denuncia con un’azione di testimonianza le violazioni dei diritti umani e in particolare l’esclusione dal diritto alla salute; sviluppa nuovi approcci e nuove pratiche di salute pubblica nel mondo, fondati sul rispetto della dignità umana; milita per istituire i valori di una medicina umanitaria.

Oggi la rete internazionale di Medici del Mondo è composta da 12 delegazioni nazionali (tra cui Medici del Mondo  Italia, nato nel 1994), 7000 membri, 1200 volontari in missione, 297 progetti in 88 paesi.

L’azione di Medici del Mondo si basa sulla militanza della società civile,  sull’impegno volontario di medici ed altri operatori professionali della salute, così come di cittadini e professionisti di altre discipline.

 

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