Al principio di agosto, quando l’attenzione dell’opinione pubblica
mondiale era monopolizzata dalla crisi libanese, si è riacceso un altro
tragico ed interminabile conflitto: la guerra civile in Sri Lanka, un angolo
piuttosto dimenticato dal mondo, o perlomeno dai mezzi di informazione
italiani.
Circa 64.000 morti ed un milione
di sfollati sono il saldo di più di vent’anni di guerra civile tra il governo
cingalese e la guerriglia ribelle delle Tigri tamil che lotta per uno stato
indipendente nella zona nord-orientale di quest’isola
asiatica.
Campi minati ed ordigni esplosivi
hanno reso molte aree inabitabili; si calcola oggi che vi siano circa un
milione di mine disseminate in tutto il paese. Una delle tragedie piu grandi
di questa guerra feroce è il ricorso da parte dei ribelli al reclutamento
massivo dei bambini soldato ( secondo alcune fonti circa 3800 recultati dal
2002), ritenuti, a partire dai nove anni, abili alla
causa.
Il conflitto affonda le sue
radici nelle tensioni etniche tra la maggioranza della popolazione cingalese e
buddista e la minoranza tamil, prevalentemente di credo induista, che accusa
il governo di discriminarla apertamente. In questo complicato contesto si
inserisce un’altra minoranza, quella musulmana, a sua volta discriminata e
vittima di violenze.
Le due parti hanno sottoscritto
un cessate il fuoco nel 2002 ed hanno avviato una serie di tentativi di
dialogo che si sono presto arenati, anche se la tregua ha in qualche modo
tenuto sino alla fine del 2005.
Da allora la violenza e gli scontri hanno ripreso ad aumentare,
raggiungendo il culmine nei combattimenti di fine luglio-principio di agosto
nella provincia orientale di Trincomalee. Un’ equipe di MdM era presente in quella zona dal
dicembre del 2004 con un programma sanitario per la popolazione colpita dallo
tsunami.
In effetti la città di Trincomalee, oltre ad
essere un porto strategico, rappresenta un luogo chiave nel conflitto etnico;
rivendicata dalle Tigri tamil come parte di un futuro stato indipendente del
loro popolo, Trincomalee è in effettii uno dei luoghi multietnici per
eccellenza dello Sri Lanka essendo popolata in misura pressochè uguale da
cingalesi, tamil e musulmani. Quando esplode con maggior violenza la guerra
civile, molto spesso la miccia viene accesa in questa
città.
Durante la prima settimana di
agosto la cittadina di Mutur, poco distante da Trincomalee ed abitata
prevalentemente da musulmani, è stato teatro di una violenta battaglia tra
l’esercito regolare ed i ribelli delle Tigri tamil. Gli scontri hanno
provocato numerosi morti tra la popolazione civile e circa 30.000 sfollati.
Nel corso dei combattimenti, 17
operatori umanitari della ONG francese Action contre la faim (Acf), quasi
tutti di etnia tamil, sono stati massacrati mentre si trovano nella sede
dell’organizzazione a Mutur. In
realtà si è trattato di un’esecuzione sommaria e brutale; i corpi – tutti con indosso
magliette recanti ben in evidenza
il logo di Acf - sono stati rinvenuti accostati l’un
l’altro faccia al suolo, con colpi di armi da fuoco alla
testa.
Quello che si è rivelato essere uno dei più atroci
massacri di sempre contro il personale di un’organizzazione umanitaria
rappresenta l’ennesimo episodio paradigmatico della “sporca guerra” in corso
nello Sri Lanka; un conflitto dimenticato – o meglio sconosciuto- che mette costantemente in questione la
stessa possibilità di un’azione umanitaria indipendente. La crescente
difficoltà di accesso alle popolazioni in pericolo e l’impossibilità di far
pervenire gli aiuti più urgenti, lo status opaco di una tregua nominale ma
di fatto non vigente che permette una maggiore impunità di tutti i gruppi
armati, l’ escalation della
violenza nei confronti della popolazione civile, le organizzazioni umanitarie
che diventano obbiettivi deliberati della varie fazioni in lotta, la
sostanziale indifferenza della politica internazionale per quello che avviene,
contribuiscono a fare dello Sri Lanka una zona di crisi umanitaria
permanente.
L’esercito cingalese è stato
accusato da più parti di essere l’autore del massacro di Mutur ed il governo -
il quale nega qualsiasi responsabilità - di ostacolare una trasparente
ricostruzione dei fatti. La distratta comunità internazionale chiede ora allo stesso governo che garantisca la messa in atto di
indagini efficaci ed indipendenti che identifichino i colpevoli e permettano
che giustizia sia fatta.
Un pomeriggio di agosto, sulla
spiaggia di Trincomalee, si sono dati appuntamento tutti i volontari e gli
operatori delle ONG ancora presenti nella zona per ricordare i collleghi
massacrati. Anche noi dell’equipe di MdM ci siamo recati a Trinco beach per commemorare quei
ragazzi e quelle ragazze che per alcuni erano anche amici o conoscenti. La
spiaggia bellissima e deserta da tempo per il timore della presenza di mine,
si è popolata di un cerchio formato da circa 200 persone “vegliato” a distanza
dalle forze di sicurezza. Tutto intorno un silenzio surreale – i rumori delle
bombe si erano placati per qualche ora – e una certa desolazione, quasi a
testimoniare la fragilità e l’isolamento di questa “comunità umanitaria”. Alla
fine il grande girotondo si è rotto ed ognuno, secondo la tradizione del
luogo, ha gettato un fiore in mare.
Alberto Barbieri,
medico volontario in Sri Lanka