editoriale  UN OSSERVATORIO SULLA SALUTE NEGATA

nel mondo ECUADOR: CON LE COMUNITA AFRODISCENDENTI PER LA SALUTE  E L’AMBIENTE

in italia CPTA DI TORINO: UN'ISTITUZIONE TOTALE

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Oltre 65 milioni di persone nel mondo sono state contagiate dal virus HIV; oltre 25 milioni di persone sono morte, 15 milioni di bambini sono rimasti orfani a causa dell'AIDS;  sui 40 milioni di persone attualmente affette da HIV oltre il 95% vive nei paesi in via di sviluppo, di cui il 70% nella sola Africa subsahariana ; le donne attualmente rappresentano la metà di tutte le persone affette da AIDS nel mondo e il 60% delle persone affette da AIDS in Africa;  le probabilità che le donne vengano contagiate dall'AIDS rispetto agli uomini sono da 2 a 4 volte più alte; l'attuale sistema di prezzi basato sugli sconti volontariamente offerti dalle case farmaceutiche sui farmaci antiretrovirali destinati ai paesi in via di sviluppo non ne garantisce un prezzo abbordabile, visto che taluni farmaci provenienti da un'unica fonte risultano troppo costosi anche scontati, che taluni sconti non sono disponibili in quanto i produttori non hanno registrato o non commercializzano i loro farmaci in taluni paesi e che talune case farmaceutiche non offrono affatto sconti ai paesi a medio reddito.”

 

Da qualche settimana con la messa in rete di questo tipo di informazione, é nato sul nostro sito internet l’Osservatorio sulla Salute Negata, una nuova azione di testimonianza sulle violazioni dei diritti umani e sull’esclusione dal diritto alla salute, con il doppio obiettivo:

- di raccogliere elementi di informazione utili sul contesto locale e globale nel quale s’inserisce l’azione di Medici del Mondo

- di testimoniare delle discriminazioni e delle negazioni del diritto alla salute che conosciamo nel corso delle nostre missioni “qui e laggiù” .

 

La volontà di realizzare un simile inventario nasce da un’esigenza avvertita non solo da noi, ma anche da gran parte del mondo associativo e della società civile. Consiste nel tentare  di proporre una chiave di lettura diversa della situazione sanitaria nel mondo, per rendere conto di una più ampia realtà di quella descritta dall’OMS e da altre organizzazioni intergovernative. In questo contesto è da salutare la recente adozione del primo Global Health Watch Report (GHW) – Il Rapporto alternativo sulla salute nel mondo a seguito della seconda Assemblea dei popoli in difesa della salute che richiedeva a Cuenca (Ecuador), nel luglio 2005, l’interruzione definitiva dell’ “abuso organizzato sulla salute” ed il riconoscimento effettivo della salute come diritto umano.

 

La salute per tutti é un diritto affermato con chiarezza sia nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo che nel Patto sui diritti economici, sociali e culturali, che lo definisce come diritto al “livello più elevato possibile di salute fisica e mentale”. Un diritto riconosciuto ma non garantito dal diritto internazionale come denuncia il Global Health Watch Report  nella sua prima versione.

 

L’attuale crisi della salute globale riflette l’ampliarsi delle diseguaglianze tra le differenti nazioni. Quelle ricche diventano più ricche, quelle povere, più povere; i recenti progressi della scienza e della tecnologia assicurano una vita più lunga e migliore solo ad una piccola parte della popolazione mondiale. Nel frattempo, i bambini muoiono di diarrea per mancanza di acqua potabile, i malati di AIDS muoiono per l’impossibilità di procurarsi le medicine e le nazioni più povere sono sempre più escluse dalla scena politica e sociale.

 

La comunità globale non ha realizzato gli obiettivi del programma “Salute per tutti entro l’anno 2000”, ed i nuovi traguardi stabiliti sembrano maggiormente irraggiungibili, così come sono risultati inutili i recenti sforzi di promuovere salute e sviluppo in Africa da parte del G8. Inoltre, le politiche di assistenza della Banca Mondiale sembrano aumentare le cause di povertà e ampliare le diseguaglianze e le disfunzioni dei sistemi sanitari. Sono queste realtà concrete che intendiamo ricordare e trasmettere con l’elenco ragionato e selettivo di notizie che compone l’Osservatorio sulla Salute Negata.

 

Con l’integrazione delle questioni specifiche legate all’immigrazione l’Osservatorio sulla Salute Negata, si propone inoltre di continuare l’opera realizzata nel quadro dell’Osservatorio europeo sull’ accesso alla salute della popolazione migrante promosso dalla rete internazionale di Medici del Mondo affinché nei paesi dell’Unione Europea le popolazioni vulnerabili – in particolare i migranti irregolari – abbiano le medesime possibilità di accesso alle cure e alla prevenzione del resto della popolazione. Questa azione - perseguita attraverso il recente Rapporto sul Centro di Permanenza Temporanea di Torino con il quale MdM denuncia la mancanza dei requisiti minimi per il rispetto della dignità della persona e richiede la chiusura del Centro – passa anche attraverso una denuncia delle politiche nazionali che negano il diritto alla salute in altri paesi europei.

 

Dobbiamo conoscere e lottare contro l’adozione di riforme legislative che subordinano, come quelle adottate in Francia nel 2005 e nel 2006, il diritto ad usufruire dell’assistenza sanitaria alla prova dell’ingresso legale nel paese, autorizzando polizia e carabinieri ad arrestare i clandestini “negli ospedali, nei blocchi operatori, nei centri di accoglienza per tossicodipendenti ed in qualsiasi veicolo, compresi le ambulanze, i veicoli del pronto soccorso o i veicoli di assistenza di organizzazioni non governative” e privando 400.000 immigrati senza documenti alle cure più essenziali.

 

La volontà di trasmettere informazioni alternative sulle violazioni del diritto alla salute, nasce anche della speranza che le iniziative sviluppate in questo senso nel mondo associativo possano in qualche modo ispirare governi e politici. La conferma di una possibile reazione politica all’attuale crisi della salute globale ci arriva in questi giorni con l’adozione di una coraggiosa risoluzione del Parlamento europeo sull'HIV/AIDS nella quale i deputati rivolgono uno sguardo severo sui risultati dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite (UNGASS) sull'HIV/AIDS del 2 giugno 2006 e sulla dichiarazione politica adottata in tale riunione, priva di  “obiettivi o calendari globali per quanto riguarda la terapia, le risorse e la prevenzione” e che “non contiene un piano d'azione attuabile per appoggiare l'obiettivo di fornire entro il 2010 l'accesso universale a tutte le persone colpite da HIV”.

 

In questo senso va salutato il primo risultato della denuncia pubblica da parte di molte organizzazioni che hanno partecipato alla riunione, degli interessi politici ed economici che prevalgono sui bisogni di milioni di persone nei paesi in via di sviluppo, e portano a dichiarazioni poco vincolanti, senza obiettivi o impegni finanziari chiari.




 


L’Ecuador è uno dei paesi meno estesi  dell’America del sud, situato nell’area andina, la sua superficie è leggermente inferiore a quella dell’Italia. L’Ecuador è un paese plurietnico e multiculturale; con tutte le cautele dovute a ripartizioni di questo tipo, si stima che  la popolazione meticcia rappresenti circa il 60% del totale, i popoli indigeni circa il 30%, i creoli (diretti discendenti degli spagnoli) e gli afrodiscendenti, approssimativamente, il 5% ciascuno. Situato in ottantaduesima posizione nella graduatoria che valuta l’indice di sviluppo umano, l’Ecuador è stato colpito, a partire dalla fine degli anni novanta, da una grave crisi sociale ed economica che ha portato alla dollarizzazione dell’economia, ad una forte instabilità politica (dal 2000 si sono avvicendati 4 presidenti della repubblica) e ad una forte accentuazione del fenomeno dell’emigrazione verso gli Stati Uniti e l’Europa (Spagna ed Italia principalmente). Attualmente la seconda fonte di introito del paese è rappresentata dalle rimesse economiche degli emigrati, seconde solo agli ingressi dovuti allo sfruttamento delle risorse petrolifere. Si stima che il 78% della popolazione del paese viva in condizioni di povertà ed il 45% in condizioni di indigenza.

Medici del Mondo, che opera nel paese  dal 1999,  ha realizzato una missione esplorativa nell’area di La Tola (provincia di Esmeraldas), situata nell’estrema regione  nord-occidentale, vicino al confine con la Colombia. La popolazione, per lo più  afrodiscendente,  presenta problematiche di emarginazione e povertà tra le più acute dell’Ecuador.

In effetti la provincia di Esmeraldas ospita uno dei più importanti insediamenti della popolazione afrodiscendente, che in questa regione del paese supera il 30% degli abitanti. Le comunità afro, discendenti delle popolazioni africane deportate in schiavitù a partire del XVI secolo, scontano ancora oggi una condizione di esclusione, di discriminazione e di indigenza rispetto al resto della società ecuadoriana.

Nelle ultime due decadi gli afro-ecuadoriani hanno sviluppato un notevole processo organizzativo e sono stati protagonisti d’importanti mobilitazioni per rivendicare i propri diritti territoriali, culturali, economici e sociali e proporre la costruzione di una nazione includente, senza razzismo, discriminazione e con equità sociale.

Nel municipio di La Tola il 63% della popolazione è afrodiscendente ed  il 99% presenta necessità basiche insoddisfatte(NBI) In tutto l’Ecuador il tasso di povertà per NBI si attesta al 61,26%.

Il territorio di La Tola ospita le Mangrovie di Olmedo-Majagual; le più alte del mondo.

Le foreste di mangrovia rappresentano un ecosistema estremamente ricco che si sviluppa, principalmente, negli estuari dei fiumi in ambienti umidi tropicali ed equatoriali. Composte di alberi ed arbusti dotati di radici aeree che hanno la capacità di filtrare l’acqua salata delle maree, le mangrovie ospitano una moltitudine di specie animali (uccelli, pesci, crostacei, rettili e mammiferi) e offrono alle popolazioni che le abitano una alimentazione equilibrata e delle risorse fitofarmacologiche utili per la cura delle malattie più comuni.

Le comunità di pescatori afrodiscendenti e meticci hanno appreso nei secoli a vivere in armonia ed equilibrio con il fragile sistema delle mangrovie.

Attualmente vi è un fattore che minaccia di distruggere l’ecosistema delle mangrovie ed il sistema sociale ed il modo di vita delle comunità negre lì ubicate: l’industria dei gamberi.

L’Ecuador è oggi il terzo produttore mondiale di gamberi che rappresentano il 18% di tutte le esportazioni del paese.

Si calcola che l’80-90% delle mangrovie della costa dell’Ecuador siano state distrutte per fare spazio alle piscine per l’allevamento dei gamberi.

Gli effetti socio-ambientali della distruzione delle mangrovie provocata dall’industria camaronera sono numerosi e particolarmente negativi. Tra questi citiamo:la perdita di stabilità della geomorfologia costiera (come si è potuto costatare con gli effetti del fenomeno del “Niño” che sono stati particolarmente devastanti nelle zone con maggior deforestazione di mangrovia);la salinizzazione di aree estese anteriormente dedicate all’agricoltura e di fonti d’acqua dolce che approvvigionavano le popolazioni locali; la contaminazione del sistema idrico limitrofo alle comunità con gli scarichi contenenti antibiotici, insetticidi e  fertilizzanti;la perdita della biodiversità costiera (vegetazione naturale, pesci, crostacei, molluschi, ecc.), principale fonte di lavoro e di alimentazione delle comunità dei pescatori artigianali;l’incremento della violenza a causa della presenza di guardie armate dispiegate a protezione degli stabilimenti di camaroneras ed atti di ostilità, minaccie- ed anche gravi aggressioni - alla popolazione che non accetta la loro presenza.

I problemi di salute più urgenti che devono affrontare le comunità sono relazionati con  la mancanza pressoché totale di acqua potabile e di infrastrutture igienico-sanitarie e con la salute sessuale e riproduttiva.

In effetti le adolescenti e le giovani donne rappresentano un gruppo particolarmente vulnerabile in una popolazione  che sconta già di per se un alto grado di emarginazione e di esclusione dal diritto alla salute.  La provincia di Esmeraldas presenta  il secondo tasso generale di fecondità più alto dell’Ecuador: 152/1000 rispetto a 121,3/1000 in tutto il paese. Nella provincia di Esmeraldas le età medie  del primo parto e della prima relazione sessuale per le donne sono  le più basse del paese: rispettivamente 19,3 e  17,7 anni in comparazione con i 21,2  e i 19 di tutto l’Ecuador.

I dati epidemiologici nella zona di La Tola sono scarsi e poco attendibili; nella provincia di Esmeraldas il tasso di mortalità materna è di 109,7 per 100.000 nati vivi (in tutto l’Ecuador è di 68,5/100.000) mentre la mortalità infantile si attesta al 40/1000 rispetto alla media nazionale che risulta essere del 30 per mille nati vivi. Mancano eficaci programmi di pianificazione familiare e la pratica degli aborti domiciliari con metodi empirici è per le adolescenti e le giovani donne una drammatica realtà.

MdM si propone di realizzare un progetto di salute comunitaria, nei prossimi tre anni, con la popolazione  di 8 comunità afro-ecuadoriane nella zona di La Tola.  Tra gli obiettivi del progetto vi sono quelli di favorire l’accesso della popolazione all’acqua potabile come misura fondamentale per la prevenzione delle malattie più comuni; favorire l’accesso della popolazione a servizi di salute riproduttiva e sessuale di qualità, culturalmente adattati ed efficaci nel ridurre la mortalità materna ed infantile; rafforzare la partecipazione attiva della popolazione in tutte le fasi di realizzazione dei programmi e dei servizi  comunitari di salute.

 





Sulla scia di esperienze già praticate in altri paesi europei, il Legislatore ha previsto dal 1998 anche in Italia la possibilità di trattenere in un luogo apposito, un Centro di Permanenza Temporanea e Assistenza (CPTA), gli stranieri nei cui confronti sia stato emanato un provvedimento di respingimento o di espulsione non immediatamente eseguibile.  Le testimonianze, i rapporti delle organizzazioni umanitarie e la cronaca di questi anni hanno messo in luce realtà caratterizzate da fenomeni di abuso e violazione dei diritti umani, da una scarsa trasparenza nella gestione e da una totale chiusura verso l’esterno e  la società civile. 

In linea generale si può affermare che le nostre visite all'interno dei CPTA, iniziate nell'estate del 2003, hanno permesso di raccogliere informazioni utili, anche se il tempo a disposizione, limitato, non ha permesso di dialogare approfonditamente con un numero adeguato di trattenuti offrendo solamente delle fotografie di una realtà non osservabile nel suo evolversi quotidiano. Ogni notizia raccolta, da qualsiasi punto di vista venga offerta, non risulta verificabile e questo rappresenta di per se una pericolosa anomalia.  E' forte la preoccupazione riguardo la lesione del diritto alla salute e della dignità umana all'interno di tali centri poiché esistono incontestabili episodi di abuso di psicofarmaci, di autolesionismo e testimonianze di aggressioni fisiche e maltrattamenti da parte delle forze dell'ordine.  Come accennato, ci preoccupa anche la scarsa trasparenza riguardo le convenzioni stipulate dal Ministero con i soggetti incaricati della gestione dei Centri e l'impossibilità, da noi direttamente riscontrata, di entrare in possesso di precise informazioni sulle procedure e sulla modulistica usata in relazione all'assistenza sanitaria.

Lo scorso 8 giugno abbiamo avuto modo di presentare in una conferenza stampa a Torino il risultato del nostro ultimo lavoro: il rapporto sul Centro di Permanenza temporanea e Assistenza "Brunelleschi" di Torino, unitamente ad un reportage fotografico di Sara Elter.

Il Centro si trova nella zona ovest della città ed è in funzione dal 1999, ha potenzialmente una capienza massima di 88 persone ed è gestito dal corpo militare della Croce Rossa Italiana, il cui personale indossa durante il servizio la tenuta militare. Dall’inizio dell’anno MdM ha effettuato due visite in questo centro. Nella prima occasione, l’accesso di un nostro volontario medico è avvenuto in concomitanza con la visita di un membro del Parlamento della Repubblica. I responsabili del centro erano stati previamente informati della visita e durante l’accesso abbiamo potuto intervistare il direttore dell’ente gestore, i responsabili delle forze di pubblica sicurezza, il medico di turno, ed abbiamo avuto colloqui con alcuni trattenuti in presenza del personale dell’ente gestore. Con il fine di realizzare un’ulteriore visita, MdM ha fatto quindi richiesta di reingresso nel Centro, vedendosela rifiutare. A questo proposito è opportuno ricordare che nel 2005 MdM ha richiesto al Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno l’autorizzazione per realizzare delle visite nei CPTA nell’ambito delle azioni dell’Osservatorio europeo di MdM sull’ accesso alla salute della popolazione migrante. L’autorizzazione è stata negata, cosi come sono state negative le risposte delle Prefetture territorialmente competenti alle richieste di visita di singoli centri di permanenza temporanea.
Il secondo accesso di un nostro operatore è avvenuto in concomitanza con la visita ad un trattenuto che ne aveva fatto richiesta e a cui era stata data risposta positiva dalla Prefettura. In questa seconda occasione abbiamo avuto comunque accesso all’area interna al centro ed abbiamo potuto dialogare con il responsabile dell’ente gestore, con alcuni operatori delle forze di pubblica sicurezza oltre che sostenere il colloquio con il trattenuto. La visita è durata, nel complesso, circa un’ora e mezza.

Durante le visite abbiamo potuto rilevare tre aspetti particolarmente critici.

1) Innanzitutto, l'assoluta inadeguatezza della struttura del centro per gli scopi  cui è stata destinata.  Riteniamo che il centro manchi dei requisiti minimi per svolgere le funzioni dell’accoglienza nel rispetto della dignità delle persone. Tale considerazione è supportata dalla constatazione che, nonostante le denunce e gli impegni presi, non sono state apportate migliorie significative dal 1999, momento dell’apertura del centro.

Il CPTA è ubicato in un ex area ferroviaria e costituito da moduli abitativi tipo container (di dimensioni 12x3x2.5 metri con otto posti letto) posizionati su un piazzale di cemento. Gli spazi di cui dispongono i trattenuti nelle aree di detenzione sono insufficienti ed, in particolare, in caso di temperature particolarmente rigide o di pioggia si limitano praticamente ai soli moduli abitativi già occupati dai letti e da altri accessori per cui la superficie calpestabile a disposizione di 6 persone è più o meno di 22 m². Già da un’ispezione esterna alcuni moduli appaiono in un’evidente condizione di degrado. Le condizioni igieniche delle aree di trattenimento, così come quella dell’unico modulo che abbiamo potuto visionare, sono insufficienti. Non esiste alcun ambiente dedicato ad attività ricreativa o di animazione..
 
2) Il trattenimento nel Centro rappresenta spesso un prolungamento della detenzione carceraria. Come riferitoci dallo stesso personale del centro, l’80% dei trattenuti ha dei precedenti penali e/o proviene dal carcere. Accade infatti spesso che detenuti in condizioni di irregolarità non siano identificati durante il periodo della permanenza in carcere, ed allo scadere della pena, in luogo di essere rimpatriati, siano trasferiti nel centro, dovendo così scontare un periodo aggiuntivo di trattenimento. La permanenza nel CPTA viene sovente percepita da un ex-detenuto come un’ingiusta estensione della pena già scontata ed è evidente che una tale situazione - che porta alla convivenza, negli spazi insufficienti del centro, di persone con questo tipo di esperienze con altri trattenuti con percorsi di vita e prospettive, spesso, totalmente differenti – può, con facilità, divenire “esplosiva” e difficilmente gestibile. Questa difficoltà di gestione è, in qualche modo, testimoniata anche dai numerosi tentativi di fuga e dalle rivolte scoppiate all’interno del centro così come dagli atti di vandalismo nei confronti della struttura che si sono susseguiti nel corso degli anni.

3) Il Centro è, di fatto, un’istituzione totale impermeabile all’esterno. La discrezionalità amministrativa nella gestione e il fatto che non vi sia un regolamento interno ben definito a disposizione dei trattenuti accresce la condizione di vulnerabilità di quest’ultimi. A titolo d’esempio riportiamo l’episodio del nostro colloquio con un trattenuto, avvenuto senza che ne fosse rispettata la riservatezza Inoltre il colloquio è stato interrotto dopo 20 minuti poiché – c’è stato detto – questa è la regola del Centro. Nelle comunicazioni scritte consegnate ai trattenuti non vi è menzione di questa regola. Nelle stesse comunicazioni si fa riferimento all’obbligo da parte del trattenuto di consegnare i propri indumenti al momento dell’ingresso nel CPTA. Allo stato attuale, invece, questa regola non è più in vigore. In questi ultimi anni, inoltre, l’interdizione del Centro al mondo esterno è stata resa, se possibile, ancor più rigida.

 

In conseguenza di tutti gli elementi critici riscontrati, ed in particolare dell’impossibilità da parte della struttura  di assicurare il trattenimento nel rispetto dei diritti e della dignità delle persone,  Medici del Mondo ha richiesto l’immediata chiusura del CPTA di Torino.

 




Da più di vent’anni il movimento internazionale di Medici del Mondo –nato in Francia nel 1980- cerca di essere presente, con l’azione e la testimonianza, laddove il diritto alla salute ed i più elementari diritti umani vengono negati. Medici del Mondo si propone di curare le popolazioni più vulnerabili, nelle situazioni di crisi, nel proprio paese e nel mondo (vittime di disastri naturali, di epidemie, della fame e dell’ ingiustizia sociale, vittime di conflitti armati, della violenza politica, rifugiati, minoranze, bambini di strada e tutti coloro che sono esclusi dall’acceso alle cure).

Medici del Mondo rivela i rischi di crisi e le minacce alla salute e alla dignità; denuncia con un’azione di testimonianza le violazioni dei diritti umani e in particolare l’esclusione dal diritto alla salute; sviluppa nuovi approcci e nuove pratiche di salute pubblica nel mondo, fondati sul rispetto della dignità umana; milita per istituire i valori di una medicina umanitaria.

Oggi la rete internazionale di Medici del Mondo è composta da 12 delegazioni nazionali (tra cui Medici del Mondo  Italia, nato nel 1994), 7000 membri, 1200 volontari in missione, 297 progetti in 88 paesi.

L’azione di Medici del Mondo si basa sulla militanza della società civile,  sull’impegno volontario di medici ed altri operatori professionali della salute, così come di cittadini e professionisti di altre discipline.

 

  www.mdm-international.org    www.mdmcentrosud.org     posta@mdmcentrosud.org  

 

Il Vostro indirizzo di Posta Elettronica è inserito nella nostra Mailing List allo scopo di informarVi su attività ed eventi organizzati da medici del Mondo Sezione Centrosud. Tutti i destinatari della mail sono in copia nascosta. Gli indirizzi ai quali mandiamo la comunicazione sono selezionati e verificati, ma può accadere che il messaggio pervenga anche a persone non interessate. Potete perciò opporVi, ai sensi dell'Art. 7 della Legge n°196 del 30/06/2003, in tutto o in parte al trattamento di dati personali che Vi riguardano, inviando un semplice messaggio all'indirizzo posta@mdmcentrosud.org

 





Care amiche, cari amici,

c'è una buona notizia: quest'anno sarà possibile, in sede di dichiarazione dei redditi, devolvere il 5 per Mille a sostegno delle Onlus, Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale; questo grazie ad un decreto del presidente del consiglio dei ministri del 20/1/2006 (legge n. 266 del 23/12/2005).
Il 5 per mille non è in alternativa all'8 per mille, ma in aggiunta.

 

Per sostenere i progetti dell'Associazione Medici del Mondo/Centro Sud 

è sufficiente l'apposizione della vostra firma e l'indicazione del codice fiscale della ns. Associazione (Cod. Fisc. 97328850587)

 

un 5 per mille per la solidarietà e lo sviluppo! 

 

 

Ecco quindi come fare per devolvere il 5 per mille

all'Associazione Medici del Mondo/Centro Sud-ONLUS!

 

Entro il 15 marzo i dipendenti riceveranno il modello CUD 2006 con una scheda per la destinazione del 5 per mille IRPEF.


Se non si è obbligati a presentare la dichiarazione dei redditi
(perchè si ha per esempio solo il reddito da dipendente), è necessario:

  • firmare nell'apposito riquadro della scheda allegata al CUD e in fondo alla stessa, indicare il codice fiscale del soggetto beneficiario (97328850587), si può fare la scelta solo per un beneficiario. 
  • presentare entro il 31 luglio 2006 la scheda contenente la scelta per la destinazione del 5 per mille in busta chiusa ad una banca o in posta; la busta deve contenere la dicitura "SCELTA PER LA DESTINAZIONE DEL 5 PER MILLE IRPEF. 
  • la destinazione del 5 per mille non determina nessuna aggiunta alle imposte comunque dovute al fisco.

Se si è tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi 730, la procedura è la stessa, la firma si appone sulla scheda allegata al modello 730 che va presentato al datore di lavoro entro il 2 maggio o a un CAF entro il 15 giugno. 

Se si è tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi con il modello Unico la procedura è la stessa e la firma si appone sulla dichiarazione entro il termine di presentazione (in via telematica è il 31/10/2006).

Grazie !