presentazione

editoriale  SENZA FISSA DIMORA, SENZA DIRITTI

nel mondo PROGRAMMA DI VACCINAZIONI IN CHIAPAS

nel mondo MISSIONE COLOMBIA

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per donare UN 5 PER MILLE PER LA  SOLIDARIETA E LO SVILUPPO!

 

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notizie solidali  dedica l’editoriale di questo numero alle persone senza fissa dimora che vivono nelle nostre città. Terminata  “l’emergenza freddo” - e le tristi  notizie di cronaca che spesso la accompagnano - questa drammatica realtà viene spesso dimenticata fino all’arrivo di un nuovo inverno. E’ vero, al contrario, che vivere sulla strada implica una dimensione di esclusione e di privazione dei diritti che dura tutto l’anno.

Il Chocò è una delle regioni della Colombia dove la popolazione civile vive più drammaticamente il conflitto interno che insanguina questo paese da più di quarant’anni.

Dal 2006 MdM è presente con un programma in questa area della Colombia; come è presente da alcuni anni in Chiapas, dove il decennale conflitto a “bassa intensità” colpisce soprattutto la popolazione indigena che vive nelle aree rurali.

Approfittiamo ancora per ricordare ai nostri sostenitori che quest’anno potranno dare un contributo importante ai progetti di Medici del Mondo,  devolvendo  il 5 per mille della propria dichiarazione dei redditi alla nostra associazione!



Nell’edizione del 1993 del Rapporto Feantsa (Federation Européenne d’Associations Nationales Travaillant avec les Sans-Abri) sulla situazione italiana, a cura di Antonio Tosi e Costanzo Ricci, viene proposta una definizione di persona senza fissa dimora suddivisa in tre categorie: persone prive di qualsiasi sistemazione, persone in sistemazioni provvisorie del settore pubblico o volontario e persone che si trovano in situazioni abitative marginali fortemente sotto-standard. Secondo le stime dell’OMS sono circa 3 milioni le persone senza fissa dimora nei paesi dell’Unione Europea. Un dramma che si consuma sullo sfondo di un mondo industrializzato economicamente sempre più prospero (un PIL pro-capite che è raddoppiato tra il 1980 ed il 1995 in 12 paesi dell’Unione Europea). In Italia si calcola che le persone senza fissa dimora siano tra le 170.000 e 280.000, di cui 100-120.000 vivono in alloggi impropri, 60.000 vivono in forme di coabitazione forzata, 100.000 vivono in dormitori e 20.000 sono prive di qualsiasi riparo. Questi ultimi sono  presenti soprattutto nelle grandi aree metropolitane (6.000 in una città come Roma e poco meno di 2.000 a Firenze).

I senza fissa dimora hanno sconvolto la gerarchia dei bisogni, che secondo la vecchia teoria di Maslow si distinguono in: primari, che riguardano la povertà materiale; secondari, che riguardano la povertà istituzionale e terziari, anche definiti bisogni di relazione, che dipendono dalla qualità del rapporto umano. I senza fissa dimora scelgono infatti di rimanere persone dipendenti soprattutto dalla comunità, più che dai bisogni materiali (primari) ed istituzionali (secondari). I senza fissa dimora sono essenzialmente delle persone che scelgono liberamente di non dipendere dai bisogni materiali, accettando di vivere una vita di povertà assoluta, non dipendendo dalle istituzioni ed avendo percepito la distanza tra quello che poteva offrire un’istituzione e quello di cui avevano realmente bisogno. Nella loro vita c’è quasi sistematicamente un episodio di trauma relazionale di diverso tipo che ha generato una serie di bisogni ai quali le risorse della comunità non hanno saputo rispondere. Ma guardando al di là dell'idea romantica del barbone che vive la strada per scelta, con l'idea consapevole di godere di una propria libertà, si evidenzia anche la fragilità di persone che hanno conosciuto il carcere, l'alcolismo, la disgregazione del nucleo familiare, la disoccupazione, il fallimento economico, la prostituzione e la difficoltà di vivere in una società dalla quale ci si sente esclusi. Solo una risposta valida e credibile al trauma relazionale iniziale può permettere dunque la riapertura di quelle porte che possono far entrare risorse sul piano materiale ed istituzionale e ristabilire un dialogo attivo e costruttivo con il tessuto sociale circostante. Sempre più spesso si tratta di donne e di una popolazione giovane, a volte con problemi di dipendenza da alcol o sostanze stupefacenti o con problemi psichici.

L’espandersi del fenomeno del “barbonismo” e la nascita del concetto di “esclusione sociale”, che ne deriva, sembra dunque essere proporzionale alla spinta verso l’emarginazione esercitata dalla nostra società nei confronti di persone che vivono momenti di fragilità. Ancora una volta, ci troviamo di fronte ad una società escludente, una società priva di una volontà sufficiente per porre rimedio a ferite che potenzialmente potrebbe curare, una società lontana dalla cultura della convivenza. Le politiche sociali e le istituzioni dovrebbero dunque occuparsi più del centro della società che dei margini, perché dovrebbero essere in grado di bloccare i processi di esclusione sociale e nello stesso tempo di attivare dei processi di recupero e di reinclusione sociale. La comunità dovrebbe pertanto diventare l’obiettivo principale dell’intervento, che in varie forme si mobilita, realizzando qualcosa di diverso dai processi di esclusione che gran pare della società civile invece mette in atto sistematicamente in maniera più o meno cosciente. In questo lungo e difficile percorso le istituzioni dovrebbero aiutare la comunità a crescere a prendere coscienza di quante situazioni di disagio dipendono dalla scarsa qualità di vita che la comunità riesce a mettere in atto, quante situazioni di disagio, quante marginalità sono fortemente dipendenti da una comunità che non ha più certi valori di riferimento, una cultura dell’accoglienza, un’attenzione alle generazioni. Fino ad ora poche amministrazioni comunali hanno preso seriamente in carico il problema, usufruendo del Fondo nazionale per le politiche sociali. Tali Comuni si sono attivati per la realizzazione di centri e servizi di prima accoglienza, interventi socio-sanitari e servizi per l'accompagnamento e il reinserimento sociale, i quali vengono affidati nella maggioranza dei casi alle organizzazioni di volontariato, alle istituzioni ecclesiastiche e al privato sociale (cooperative, fondazioni, ecc...), espressione dell’attuale dinamismo della società civile. Preoccupante è anche il fenomeno del cosiddetto " blocco anagrafico", cioè la perdita della residenza e dei documenti di riconoscimento da parte dei senza fissa dimora, la conseguente dichiarazione di scomparsa e l'impossibilità di usufruire dei servizi socio-sanitari, di votare, di beneficiare di pensioni di invalidità. La legge e il regolamento anagrafico di riferimento a livello nazionale concederebbero la possibilità di iscrizione all'anagrafe del Comune in cui la persona ha un domicilio, il luogo quindi sede dei principali affari e interessi, ma spesso gli stessi Comuni hanno interpretato in senso restrittivo tale norma, con conseguenze molto gravi. La situazione di disagio dei senza fissa dimora aumenta comprensibilmente nei mesi invernali. In una grande città come Roma, ad esempio, durante l’inverno appena trascorso, cinque persone sono morte a causa del  freddo. Tra di essi anche un giovane di vent’anni.

In questo contesto MdM agisce con la finalità di portare aiuto e solidarietà non solo alle popolazioni vulnerabili di paesi lontani ma anche nelle nostre città. Dal 2003 è attiva a Roma un'unità mobile di MdM che opera nella zona del centro con volontari medici, psicologi ed infermieri . L’Unità mobile è concepita come un servizio di prossimità che ha l’intento di fungere da “ponte” tra le persone, che per varie ragioni sono private del diritto dell’accesso alle cure, e quei servizi sanitari pubblici che tale diritto devono garantire. Gli operatori di Roma limitano l'intervento ai casi di pronta risoluzione o di urgenza, offrendo un'informazione sui rischi per la salute, un orientamento alle strutture pubbliche specializzate per la cura  delle varie patologie ed un eventuale accompagnamento, se necessario. MdM sta studiando la possibilità di iniziare anche a Firenze un programma sanitario rivolto alla popolazione senza fissa dimora; un equipe di volontari ha già avviato i primi contatti ed un primo affiancamento  con i soggetti che operano nel settore. Nella progettazione della nostra azione possiamo usufruire della lunga esperienza delle altre delegazioni nazionali di MdM, che seguendo la stessa metodologia hanno attivato iniziative di vario tipo rivolte alle persone che si trovano sulla strada. Il 21 dicembre dello scorso anno la delegazione francese, in particolare, si è fortemente mobilitata per avanzare alle istituzioni pubbliche precise richieste, misure semplici e concrete quali il diritto ad un alloggio senza limite di durata per le persone che ne siano prive, abbandonando provvedimenti di emergenza per trovare soluzioni durature in tal senso. I volontari di MdM hanno percorso i quartieri della capitale francese alla ricerca di persone che vivessero e dormissero per la strada, donando loro in totale duecento tende tipo “canadese”. L’iniziativa ha sorpreso una parte dell’opinione pubblica parigina che è sembrata accorgersi della realtà dei “senza tetto” solo a causa della presenza  delle tende blu che “disturbavano” il paesaggio urbano del centro della città. Le tende vogliono essere un simbolo, la denuncia dell’assenza di soluzioni concrete e non congiunturali. Abbiamo infatti riconosciuto che il contributo nel settore sanitario, come in altri settori, per essere incisivo a livello di popolazione, richiede il sostegno di politiche pubbliche intelligenti e mirate all’inserimento nella società dei cittadini che vivono in condizioni di emarginazione, passando da interventi di emergenza puramente assistenziali ad interventi duraturi e rispettosi della dignità delle persone.

 





Medici del Mondo Italia é presente in Chiapas, dal maggio 2003 con un progetto di vaccinazioni nei municipi autonomi zapatisti della zona de Los Altos.

Il Chiapas é lo stato più meridionale del Messico, alla frontiera con il Guatemala. Il 22% della popolazione, per lo più indigena,  soffre un alto grado di emarginazione causato, tra gli altri fattori da una mancanza di accesso ai servizi basici come quello della salute.

I principali indicatori sanitari mostrano una disuguaglianza tra il Chiapas e il livello nazionale: la mortalità infantile é del 25/1000 nel paese, mentre in alcuni municipi del Chiapas raggiunge il 66.9 /1000, tasso equivalente a quello di paesi come Sudan, o India.

Le principali cause di morte infantile sono malattie infettive come diarrea, infezioni respiratorie  e malattie  prevenibili con le vaccinazioni.

Secondo uno studio realizzato da MdM nel Novembre 2005 in 200 comunitá de Los Altos,  il 55% dei minori di 5 anni soffre di un grado di denutrizione.

Soprattutto nelle zone rurali, dove risiede  la maggior parte della popolazione indigena, risalta  l’insufficienza del sistema pubblico di salute, basato su una logica occidentale.

Questa situazione é stata aggravata dal conflitto armato iniziato nel 1994, tra il governo federale e l’EZLN (Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale) –  che ha fatto si che una gran parte della popolazione abbia potuto avere accesso ai servizi basici di salute. Il progetto di MdM  ha come obiettivo quello di rafforzare un sistema di salute autonomo ed adeguato all’identità culturale della regione, gestito da personale indigeno. Questo progetto aspira in particolare a portare a compimento gli accordi di San Andrés cosí come il convegno 169 della OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro) - sottoscritto dal governo messicano - che stabilisce che “ il governo dovrà pianificare e amministrare i servizi di salute in cooperazione con la popolazione indigena o proporzionare mezzi che le permettano di pianificare e amministrare i servizi di salute in maniera autonoma”.

Medici del Mondo appoggia un programma di vaccinazioni nelle comunità zapatiste de los Altos del Chiapas che per questioni politiche, sociali ed economiche  non hanno potuto aver accesso da più di 10 anni al sistema di salute istituzionale. Dall’inizio del progetto sono stati formati 100 promotori di salute, incaricati di realizzare ogni due mesi la campagna di vaccinazioni nelle 260 comunità che aderiscono al programma. Sono stati vaccinati più di 6000 minori di 12 anni contro poliomielite, tetano, pertosse, difterite, infezioni gravi da Haemophilus influenzae, epatite B, morbillo, rosolia e parotite ed é stato somministrato il vaccino antitetanico  a  3000 donne incinte e adulti a rischio. Durante ogni campagna sono state realizzate attività di prevenzione e promozione della salute a cui hanno assistito quasi 10000 persone. Nei 3 anni del progetto é stato possibile aumentare del 50% le coperture vaccinali in tutte le classi di età e di conseguenza diminuire il rischio di trasmissione di malattie prevenibili con le vaccinazioni e di morte infantile nella popolazione a rischio.

 



Da 40 anni, la Colombia vive un complesso conflitto armato che ha causato finora la morte di circa 250.000 persone. Alle sue origini si trovano serie contraddizioni di ordine politico, economico e sociale, nelle quali si evidenzia un’amalgama di interessi nazionali ed internazionali che influiscono pesantemente nelle dinamiche locali e regionali del conflitto. Si calcola che, soltanto nel 2002, la guerra civile sia costata allo stato circa 4,7 miliardi di dollari, cioè il 5,8% del PIL.  La massiccia presenza del narcotraffico e il confronto armato tra le Forze armate colombiane, i paramilitari e la  la guerriglia delle FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia) e dell’ELN (Ejercito de Liberaciòn Nacional), hanno coinvolto in maniera drammatica la popolazione civile, che conta in questo confronto il maggiore numero di morti, scomparsi, sfollati forzati ed in genere, di vittime di gravi violazioni ai Diritti umani e al Diritto Internazionale Umanitario. Frequentemente gli attori armati difendono interessi non esclusivamente associati al confronto bellico. Questa circostanza  porta a considerare lo sfollamento forzato ( si calcolano approssimativamente 3 milioni di sfollati) più che una  conseguenza, un obiettivo vero della guerra.

 

Le zone del Basso Atrato, nella regione del Chocò, permangono aree estremamente conflittuali  poiché rappresentano zone strategiche sia dal punto di vista militare (controllo della popolazione, corridoi di ripiego o di accesso al mare e alle frontiere), sia dal punto di vista dei traffici illeciti, sia, infine, perché rappresentano dei feudi storici delle organizzazioni guerrigliere.

La zona del Basso Atrato, ed il dipartimento del Chocò nel suo insieme, presentano indici di povertà e di sottosviluppo tra i più alti del paese.  Gli indicatori di salute (2000) sono particolarmente allarmanti: mortalità infantile (Chocò 89,74  - Colombia 26), mortalità materna (Chocò 278.5 – Colombia 80), speranza di vita alla nascita  (Chocò 66,78 – Colombia 70,9).

Il fiume Cacarica (Basso Atrato) è un affluente del fiume Atrato e la sua conca è  popolata, principalmente, da comunità afro-discendenti e da comunità indigene Embera-Katio.

MdM  sta realizzando un intervento sanitario urgente nelle località di Nueva Vida e Nueva Esperanza.

Le località di Nueva Vida e Nueva Esperanza sono localizzate nella conca del fiume Cacarica e conformano le Comunità di Autodeterminazione, Vita, Dignità del Cacarica (CAVIDA). Le due comunità si sono costituite come zone umanitarie precluse a tutti i gruppi armati e riservate esclusivamente alla popolazione civile. Fanno parte di CAVIDA circa 1000 contadini e contadine, in maggioranza afro-discendenti, che hanno fatto ritorno nel loro territorio dopo aver subito la sparizione forzata di 85 loro membri e lo sfollamento provocato dalla ”Operazione Genesi” realizzata nel 1997 dalla XVII Brigata dell’Esercito.  Nel giugno 2004 la popolazione di Nueva Esperanza è stata obbligata a sfollare in un’altra zona, a circa un’ora dalla precedente, a causa della presenza dell’esercito nel proprio spazio umanitario.

La conca del Cacarica, come molti altri territori del Chocò, è oggetto dell’interesse di grandi gruppi multinazionali che intendono svilupparvi la monocoltura della palma aceteira  africana.

L’intervento di Medici del Mondo ha l’obiettivo di migliorare le condizioni di salute della  popolazione civile nella zona umanitaria del Cacarica.

Nello specifico il progetto  si propone di rendere possibile l’approvvigionamento di acqua potabile per le famiglie della località di Nueva Esperanza tramite l’installazione di cisterne per la raccolta dell’acqua piovana. Inoltre, date le condizioni d’isolamento, si vuole dotare la comunità di uno stock di farmaci essenziali che possa essere utilizzato dal personale sanitario volontario opportunamente formato e che appartenga alla comunità stessa.




Da più di vent’anni il movimento internazionale di Medici del Mondo –nato in Francia nel 1980- cerca di essere presente, con l’azione e la testimonianza, laddove il diritto alla salute ed i più elementari diritti umani vengono negati. Medici del Mondo si propone di curare le popolazioni più vulnerabili, nelle situazioni di crisi, nel proprio paese e nel mondo (vittime di disastri naturali, di epidemie, della fame e dell’ ingiustizia sociale, vittime di conflitti armati, della violenza politica, rifugiati, minoranze, bambini di strada e tutti coloro che sono esclusi dall’acceso alle cure).

Medici del Mondo rivela i rischi di crisi e le minacce alla salute e alla dignità; denuncia con un’azione di testimonianza le violazioni dei diritti umani e in particolare l’esclusione dal diritto alla salute; sviluppa nuovi approcci e nuove pratiche di salute pubblica nel mondo, fondati sul rispetto della dignità umana; milita per istituire i valori di una medicina umanitaria.

Oggi la rete internazionale di Medici del Mondo è composta da 12 delegazioni nazionali (tra cui Medici del Mondo  Italia, nato nel 1994), 7000 membri, 1200 volontari in missione, 297 progetti in 88 paesi.

L’azione di Medici del Mondo si basa sulla militanza della società civile,  sull’impegno volontario di medici ed altri operatori professionali della salute, così come di cittadini e professionisti di altre discipline.

 

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Il Vostro indirizzo di Posta Elettronica è inserito nella nostra Mailing List allo scopo di informarVi su attività ed eventi organizzati da medici del Mondo Sezione Centrosud. Tutti i destinatari della mail sono in copia nascosta. Gli indirizzi ai quali mandiamo la comunicazione sono selezionati e verificati, ma può accadere che il messaggio pervenga anche a persone non interessate. Potete perciò opporVi, ai sensi dell'Art. 7 della Legge n°196 del 30/06/2003, in tutto o in parte al trattamento di dati personali che Vi riguardano, inviando un semplice messaggio all'indirizzo posta@mdmcentrosud.org

 





Care amiche, cari amici,

c'è una buona notizia: quest'anno sarà possibile, in sede di dichiarazione dei redditi, devolvere il 5 per Mille a sostegno delle Onlus, Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale; questo grazie ad un decreto del presidente del consiglio dei ministri del 20/1/2006 (legge n. 266 del 23/12/2005).
Il 5 per mille non è in alternativa all'8 per mille, ma in aggiunta.

 

Per sostenere i progetti dell'Associazione Medici del Mondo/Centro Sud 

è sufficiente l'apposizione della vostra firma e l'indicazione del codice fiscale della ns. Associazione (Cod. Fisc. 97328850587)

 

un 5 per mille per la solidarietà e lo sviluppo! 

 

 

Ecco quindi come fare per devolvere il 5 per mille

all'Associazione Medici del Mondo/Centro Sud-ONLUS!

 

Entro il 15 marzo i dipendenti riceveranno il modello CUD 2006 con una scheda per la destinazione del 5 per mille IRPEF.


Se non si è obbligati a presentare la dichiarazione dei redditi
(perchè si ha per esempio solo il reddito da dipendente), è necessario:

  • firmare nell'apposito riquadro della scheda allegata al CUD e in fondo alla stessa, indicare il codice fiscale del soggetto beneficiario (97328850587), si può fare la scelta solo per un beneficiario. 
  • presentare entro il 31 luglio 2006 la scheda contenente la scelta per la destinazione del 5 per mille in busta chiusa ad una banca o in posta; la busta deve contenere la dicitura "SCELTA PER LA DESTINAZIONE DEL 5 PER MILLE IRPEF. 
  • la destinazione del 5 per mille non determina nessuna aggiunta alle imposte comunque dovute al fisco.

Se si è tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi 730, la procedura è la stessa, la firma si appone sulla scheda allegata al modello 730 che va presentato al datore di lavoro entro il 2 maggio o a un CAF entro il 15 giugno. 

Se si è tenuti a presentare la dichiarazione dei redditi con il modello Unico la procedura è la stessa e la firma si appone sulla dichiarazione entro il termine di presentazione (in via telematica è il 31/10/2006).

Grazie !