La sharing economy, cosa è e come funziona

La sharing economy, cosa è e come funziona

Un articolo dell’Economist del 2013 parlava esplicitamente di “Ascesa della Sharing Economy”, segnalando che su Internet, ormai, quasi tutto era messo in condivisione, sfruttando i beni propri. Una persona comune era in grado di ottenere servizi e beni in affitto, per un uso temporaneo, anziché acquistandoli, sfruttando le diverse applicazioni e piattaforme presenti sul web.

Ad esempio: usare un appartamento per un soggiorno limitato, usare un auto per uno spostamento in città, usare la propria auto per offrire dei passaggi retribuiti, prestare la bicicletta, far portare fuori il cane, noleggiare una barca e chi più ne ha più ne metta. I nomi più famosi di questa share economy sono servici di car sharing, Uber, Airbnb.

Ma vediamo da vicino in cosa consiste la sharing economy e quanto e se essa è redditizia, per chi la offre e per chi ne usufruisce. Internet da tempo sta fornendo un modello economico imprenditoriale basato sulla disintermediazione. Ad esempio, per organizzare una vacanza fino a 20 anni fa l’agenzia viaggi era indispensabile. Oggi non è più così: le agenzie viaggi online offrono ancora pacchetti, ma spesso si limitano a offrire soluzioni “prendi o lascia”, che il turista sottoscrive da un sito internet o da un’applicazione.

La sharing economy, vale a dire, economia della condivisione, come dice il nome, è un modello economico basato sul fatto che gli attori di un mercato possono affittare beni posseduti da altri persone, anche per un uso più o meno continuato nel tempo, senza che per forza debbano acquistarli.

La messa in comune dei beni è un’usanza tipica delle civiltà umane, che pur in un ambito competitivo sono sempre state solidali tra loro. L’avvento del web ha naturalmente semplificato questi processi, facendo in modo che le persone che non utilizzano spesso un bene, mobile o immobile, possano prestarlo dietro il pagamento di un corrispettivo a singoli individui o a società che li mettono a disposizione delle persone per un uso più completo.

In sostanza la sharing economy consente alle persone che possiedono dei beni tutto sommato inutilizzati o comunque non utilizzati completamente, di metterli a disposizione della comunità, avendone un ritorno economico. Se per esempio io possiedo un auto, che però tengo sempre ferma in garage perché il mio posto di lavoro è a una fermata della metro, posso decidere di metterla a disposizione di una società di car sharing. Oppure se uso molto l’auto e ho tempo a disposizione, posso decidere di offrire un passaggio retribuito da un luogo ad un altro, a un prezzo più competitivo del normale servizio di taxi.

La sharing economy si sta sempre più diffondendo, ma non è priva di critiche. Uber per esempio, oltre che inimicarsi tutti i tassisti del mondo, a fronte della sua enorme crescita ha avuto a che fare anche con episodi di criminalità. In Airbnb si sono registrati casi di violenza e truffa. Sono sempre delle eccezioni beninteso e i vantaggi per la comunità in termini di spesa e per chi mette in circolo i suoi beni sono evidenti, ma l’incertezza spesso regna sovrana. Mancano in alcuni luoghi le regolamentazioni perché si tratta di servizi offerti senza licenza, sui quali si guadagna e si deve rendere conto al fisco. Di sicuro è una novità che sta sempre più prendendo piede e che andrà studiata da vicino, per vedere se nel complesso sia fattibile e generi una reale crescita economica.