La pastorizia come forma di economia

La pastorizia come forma di economia

L’Italia è un paese che si è sviluppato a livello industriale solo a partire dal ‘900 e in alcune aree. Ancora prima del boom economico c’erano intere aree dove la principale attività economica erano l’agricoltura e la pastorizia (o allevamento di bestiame). Oggi si sente spesso parlare sui TG di ritorno alla pastorizia, all’agricoltura, al mestiere di contadino. Spesso parlando di giovani che non sapendo cosa fare, anche se laureati in tutt’altre materie, si acconciano per trovare qualcosa da fare. Ma la terra è un mestiere molto duro.

La pastorizia ha una lunga storia alle spalle ed è stata abbandonata principalmente per il rapporto tra resa economica e fatica lavorativa e anche perché sono cambiati i costumi e gli stili di vita, diventati in qualche modo più urbani e allineati a un’economia di servizi.

La pastorizia si differenzia dall’allevamento tout-court perché predilige la campagna utilizzando i pascoli come principale metodo di allevamento, tanto in pianura, quanto in colpa e montagna. La pastorizia è stata per millenni una delle forme più comode di approvvigionamento del cibo, l’uomo soddisfaceva i suoi bisogni alimentari allevando pecore, capre, mucche e ingrassando maiali. L’intervento dell’uomo si limitava alla sorveglianza del bestiame, nemmeno intervenendo sui processi riproduttivi o migliorando il suolo: alla fine del ciclo produttivo egli si limitava a raccogliere i beni come il latte, la carne, la lana e le pelli.

In Italia la pastorizia è stata una grande protagonista dell’economia fino al ‘900. C’erano intere aree anche pianeggianti devolute ad essa, in Maremma, Sardegna, Agro Pontino, Abruzzo e nelle Prealpi (Veneto e Trentino). C’erano mandrie e branchi sempre permanenti, che poi sono stati fatti spostare oppure abbandonati e non ricostituiti in seguito alle grandi campagne di bonifica, che nell’era fascista hanno sottratto terreni sostanzialmente incolti alla pastorizia.

Al tempo comunque, e in alcuni casi vige ancora questa usanza, si praticava la pastorizia mobile, con il bestiame che cambia, a seconda delle stagioni, di sede. La transumanza oggi è del tutto inesistente, salvo alcuni casi sporadici, vedeva un cambiamento di sede degli animali su percorsi anche molto lunghi, per consentire al bestiame di foraggiarsi con erba sempre verde, lungo i tratturi. L’alpeggio esiste ancora oggi e riguarda l’allevamento di bestiame in montagna, soprattutto nelle vali alpine. È una forma temporanea di allevamento zootecnico, che sfrutta i prati ancora freschi, per migliorare la qualità fisica e organica degli animali.

La pastorizia ormai si sta estinguendo. Gli allevatori spesso affidano i lavori a dipendenti provenienti da paesi stranieri e puntano sull’agricoltura o sull’allevamento biologico, che sul mercato hanno una resa maggiore rispetto allo sfruttamento di un appezzamento di terreno. Il prezzo del latte soffre della concorrenza europea e l’intero settore è dominato appunto dalla PAC (politica agricola comunitaria).