ITALIA

Mortalità infantile
4,4 %o
Speranza di vita alla nascita
78,8
Indice di sviluppo umano
0,867 ; posizione 21/177
PIL per abitante ($)
25600

progetti

 



Popolazione beneficiaria
diretta: popolazione SFD di Roma (circa 7000 persone)
Volontari
15
Responsabile progetto
Valentina Manganozzi
Referente sede
Alberto Barbieri
Organizzazioni partner
Comunità di Sant'Egidio





PROGETTO CAMPER PER I DIRITTI
Prevenzione e promozione
psico-socio-sanitaria per la popolazione senza fissa dimora a Roma



Il contesto

Si calcola che a Roma vivano attualmente 7000 persone senza fissa dimora, di cui tremila si trovano sulla strada, tremila sono ospitate nei centri di accoglienza notturni del Comune e delle associazioni di volontariato e mille occupano sistemazioni di fortuna. Tale stima non comprende però la popolazione ROM presente in città negli insediamenti spontanei.. Nel corso del periodo che va da novembre 2001 a novembre 2002 sono state 5182 le persone senza fissa dimora entrate in contatto con i servizi di assistenza del Comune di Roma. Gli stranieri rappresentavano il 64,9%. Il sesso maschile (79,2%) era preponderante e le fasce di età più rappresentate erano quelle tra i 30-45 anni (31,4%) e tra 45-65 anni (22,5%).
I dati relativi al 2007 della mensa di Sant’Egidio per i senza fissa dimora aiutano a comprendere meglio alcune caratteristiche attuali del fenomeno.
Durante l’anno la mensa ha ricevuto 5200 stranieri e 208 italiani. L’età media all’arrivo alla mensa è stata di 43 anni per gli italiani e di 28 anni per gli stranieri. Le nazionalità più presenti sono state in ordine di frequenza: Afghanistan (44,9%), Romania (24,4%), Italia (5,6%).
Durante il 2007 l’unità mobile di MEDU ha operato nella zona della stazione Ostiense. E’ questa un’area dove trova rifugio per la notte un numero significativo di persone senza fissa dimora. Oltre agli italiani e a persone di differenti nazionalità, è presente una consistente popolazione di profughi afgani. Tra di essi molti richiedenti asilo e un numero rilevante di minori.
Nel periodo che va da dal primo gennaio al 31 ottobre 2007, i profughi afgani hanno rappresentato la seconda nazionalità più rappresentata (165 casi) tra i richiedenti asilo intervistati presso la Commissione territoriale per il riconoscimento delle status di rifugiato di Roma .
Secondo i dati ufficiali, nei primi 11 mesi del 2007 sono stati ospitati 223 afgani nei centri del circuito di accoglienza del Comune di Roma. Essi rappresentano la terza nazionalità per numero di presenze. Sempre nello stesso periodo, nei suddetti centri sono stati accolti in totale 1135 stranieri mentre 601 persone rimanevano ancora in lista di attesa.
Per quanto riguarda i minori afgani non accompagnati, le strutture accreditate con il Comune ne hanno ospitati 233 (seconda nazionalità per numero di presenze dietro alla Romania) nel periodo che va da gennaio al 20 settembre 2007.

 

Il progetto

In tale contesto si inserisce a partire dal 2004 il progetto Un camper per i diritti.
Obiettivo principale del progetto è quello favorire l’accesso alle cure e migliorare la fruizione dei servizi sanitari pubblici da parte delle persone senza fissa dimora.
Un equipe di medici, psicologi ed operatori di strada volontari opera all’interno di un’unità mobile (un furgone attrezzato ad ambulatorio itinerante) fornendo i seguenti servizi:
- informazione sul diritto alla salute e sulle modalità di accesso ai Servizio Sanitario Nazionale (SSN);
- visite mediche;
- accompagnamento ai servizi sanitari pubblici (in caso di necessità);
- orientamento verso strutture di accoglienza, servizi sanitari pubblici e servizi di assistenza per i rifugiati ed i migranti.
Durante il periodo invernale (ottobre-aprile) l’unità mobile opera una volta alla settimana dalle ore 21 alle 24 circa. Per ogni paziente visitato viene compilata una sintetica scheda clinica.
L’Unità mobile di strada è concepita come un servizio di prossimità a bassa soglia. L’equipe dell’unità mobile raggiunge la popolazione di strada in affiancamento con i volontari di altre associazioni che portano alimenti e bevande calde; instaura un rapporto di fiducia con i beneficiari attraverso la presenza costante sul territorio e la risoluzione di problemi medici immediati (medicazioni, cure di base, consulenze). In tal modo è possibile costruire un rapporto di fiducia che aumenta la probabilità di risoluzione dei problemi sanitari e la riuscita di invio - per le persone che lo necessitino - alle strutture del SSN o l’orientamento verso centri di accoglienza e altri servizi.
Il semplice ascolto come modalità di sostegno psicologico riveste una notevole importanza. Creato questo sub-strato di fiducia, favorito, spesso, anche dagli operatori delle altre associazioni, è possibile iniziare un graduale processo di riavvicinamento delle persone alle strutture sanitarie.
La scelta della zona e della modalità di intervento è avvenuta in seguito ad una prima fase di monitoraggio itinerante. Durante questo periodo, gli operatori di MEDU hanno raccolto dati su nazionalità, condizioni abitative, sociali e sanitarie delle persone contattate sulla strada.
Alla luce dei dati raccolti e del numero di utenti presenti, è emersa come particolarmente rilevante la problematica sociale e sanitaria legata al contesto dell’area della stazione Ostiense, dove quindi si è concentrata l’attività della nostra unità mobile durante il 2007.


Sintesi delle attività svolte nel 2007

- 24 uscite dell’unità mobile realizzate presso la stazione Ostiense
- 15 i volontari medici, psicologi e di altre professioni che hanno partecipato
- 203 visite mediche realizzate
- oltre 400 persone contattate che hanno ricevuto informazioni e/o orientamento verso strutture di accoglienza, servizi sanitari pubblici e servizi di assistenza per i rifugiati ed i migranti
- 70 tende igloo distribuite ai profughi afgani del terminal Ostiense durante l’emergenza freddo. L’istituzione di una sorta di campo rifugiati nel pieno centro di Roma , oltre ad offrire un minimo conforto, aveva lo scopo di rendere visibile alle istituzioni e all’opinione pubblica ciò che era invisibile: il dramma dei profughi afgani.
- Il 91% dei pazienti erano profughi afgani
- Il 23% dei pazienti si è dichiarato minore d’età
- Il 67% dei pazienti ha dichiarato un età compresa tra i 18 e i 30 anni
- Le malattie più frequentemente riscontrate sono state le infezioni respiratorie, le patologie osteo-muscolari, le infezioni dermatologiche, le affezioni del cavo orale. Sono stati spesso evidenziati nei profughi afgani segni fisici di tortura.
Per un maggior approfondimento si veda Un camper per i diritti 2007 Rapporto sulle attività di assistenza sanitaria su strada a Roma e Firenze

 

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